[ACCADDE OGGI]

Il 5 ottobre del 1954 a Londra si firma l’accordo per il ritorno di Trieste all’Italia. Erano passati quasi nove anni dalla occupazione militare della città da parte delle truppe jugoslave e quasi altrettanto dal controllo militare della città da parte degli angloamericani con l’istituzione del G.M.A. (governo militare alleato).

Prima che gli americani, in forte dissenso con gli inglesi, raggiungessero un accordo con i “titini” per il controllo di Trieste erano stati 40 giorni di terrore per la martoriata città giuliana. Le espressioni di Monsignore Santin, Vescovo di Trieste e Capodistria descrivono l’atmosfera che si respirava in città: “Vivissimo era l’allarme e lo spavento invadeva tutti… In città dominava la violenza contro tutto ciò che era italiano. Tutti i giorni dimostrazioni di Sloveni convogliati in città, bandiere jugoslave e rosse imposte alle finestre. Centinaia e centinaia d’inermi cittadini, Guardie di Finanza e Funzionari civili, prelevati solo perché Italiani, furono precipitati nelle foibe di Basovizza e Opicina. Legati con filo spinato, venivano collocati sull’orlo della foiba e poi uccisi con scariche di mitragliatrice e precipitati nel fondo. Vi fu qualcuno che, colpito, cadde sui corpi giacenti sul fondo e poi, ripresi i sensi per la frescura dell’ambiente, riuscì lentamente di notte ad arrampicarsi aggrappandosi alle sporgenze e ad uscirne. Uno di questi venne a Trieste da me e mi narrò questa sua tragica avventura“.

Il settimanale Panorama così ricorda quegli avvenimenti:” Dalla zona d’influenza jugoslava era partito l’esodo drammatico degli abitanti di etnia italiana (Istria, Dalmazia). Solo nel 1953, dopo anni di tensione e scontri per il ritorno all’Italia del capoluogo giuliano, gli Alleati diramarono un comunicato unilaterale (in copia solo all’Italia) in cui assicuravano il ritorno della zona A all’Italia, senza accettare ulteriori rivendicazioni jugoslave. Il fatto creò forti tensioni fra i blocchi, tanto che nei giorni successivi ci fu un concentramento di truppe ai rispettivi confini. Il 4 novembre 1953, festa della Vittoria, i triestini valicarono il confine della TLT (Territorio Libero di Trieste) e manifestarono presso l’ossario di Redipuglia. Poco dopo fu issato il tricolore sul municipio, prontamente ammainato dagli inglesi. Ne seguirono gravi scontri che provocarono un morto tra i manifestanti. Il giorno dopo fu indetto lo sciopero generale e la polizia militare alleata sparò uccidendo cinque cittadini. Il sangue di Piazza Unità d’Italia porterà, qualche giorno dopo, ai protocolli di Londra. La Jugoslavia accettava lo “statu quo” in cambio del finanziamento angloamericano nella zona portuale slovena (Fiume). Dopo 10 mesi circa di trattativa e un aggiustamento territoriale favorevole a Tito, il 26 ottobre 1954 la città di Trieste ritornava ufficialmente parte del territorio italiano.”.

Questa volta le campane di San Giusto risuonarono grazie al coraggio dei suoi cittadini e al sacrificio di alcuni giovani i che pagarono duramente il loro sentimento di italiani e il mattino del 26 ottobre, dopo 21 giorni dalla firma del trattato di Londra, incuranti della pioggia battente i fanti e i bersaglieri entrarono a Trieste accolti dal tripudio della gente mentre le ragazze tentavano di salire sui carri per abbracciare i soldati e per cantare con loro “le ragazze di Trieste cantan tutte con ardore, oh Italia oh Italia del mio cuore, tu ci vieni a liberar”.

(Franco Seccia, com.unica 5 ottobre 2017)

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