La Catalogna vota oggi in un referendum sull’indipendenza non autorizzato da Madrid. Le prime schede e le urne elettorali sono state distribuite questa mattina nei seggi occupati dai cittadini (Reuters). L’esito sembra scontato, si guarda all’affluenza e al valore simbolico della giornata che potrebbe aprire un nuovo negoziato con il governo centrale. Possono andare ai seggi quasi 5,5 milioni di catalani, in una regione che vale il 19% del Pil spagnolo. 

La polizia catalana, i Mossos, è presente ma consente le votazioni. La Guardia civil mandata da Madrid ha bloccato il centro di raccolta dei voti. La tensione è sempre altissima, con il governo centrale di Madrid che sta cercando di bloccare in tutti i modi lo svolgimento del referendum. Cariche e blitz della polizia nazionale si registrano in alcune scuole della Catalogna. In particolare a Barcellona, alla scuola Jaume Balmes, a due passi dal centro sono arrivati una trentina di poliziotti antisommossa e con un blitz hanno portato via le urne. Gli elettori che aspettavano di votare hanno fatto resistenza passiva, ma sono stati scavalcati dagli agenti. “Un attacco alla democrazia senza precedenti nell’Europa moderna” dice su Twitter il vice presidente catalano Oriol Junqueras. “Quanto sta accadendo in Catalogna – aggiunge – è terribile”. Un gruppo di agenti della Guardia Civil, il corpo di gendarmeria spagnolo, è entrato nel Centro delle Telecomunicazioni (Ctti) del governo catalano per impedire la raccolta e l’elaborazione dei dati sulla consultazione. Bloccate tutte le attività informatiche connesse al voto di domenica. Esulta il portavoce del governo spagnolo Inigo Mendez de Vigo: “È stata colpita l’organizzazione del referendum illegale”. Ma il portavoce della Generalitat Jordi Turull fa sapere che si “voterà lo stesso” perché “il blocco non compromette la logistica della votazione”.

La secessione da Madrid non è una tradizionale forma di nazionalismo, ma una “spinta” che migliorerà il grado di democratizzazione di tutta la Spagna, ripete il leader indipendentista Gabriel Rufián (Politico). Al di là di come andrà l’eventuale referendum – che è, in effetti, una consultazione illegale (lo scrive l’Economist) – l’atteggiamento della Catalogna è la dimostrazione di un fallimento del modello di devolution spagnolo, nota il Financial Times. Resta poi da capire cosa succederà dopo il voto e quale potrebbe essere il futuro economico di un’ipotetica Catalogna indipendente (Nyt).

Sui temi del referendum e della causa indipendentista La Stampa mette oggi a confronto i due giornali chiave della contesa: La Vanguardia di Barcellona e il madrileno  El Pais. Francesc-Marc Álvaro, editorialista del quotidiano La Vanguardia e professore dell’Università «Ramon Llull», sottolinea che l’indipendentismo che governa la «Generalitat», ha la maggioranza nel Parlamento regionale, possiede la centralità della società e dà forma ad ampi settori della classi medie dinamiche. Il suo successo si basa sulla costruzione di una narrazione sul «diritto a decidere». “Il carattere civico, non etnico, del catalanismo – afferma Marc Alvaro – radica il suo discorso nell’esercizio della democrazia e non nei messaggi identitari. Lo scopo principale dell’indipendentismo era organizzare un referendum d’accordo con il governo centrale, come quello che avevano celebrato gli scozzesi nel 2014.” “La sproporzionata repressione giudiziaria e della polizia in questi giorni – aggiunge – ha avuto un effetto boomerang per Rajoy, perché accresce la mobilitazione indipendentista e genera molta più sfiducia verso lo Stato spagnolo. Qualsiasi sia il risultato, la Catalogna è già un altro Paese.” Per Juan Luis Cebrián, presidente del quotidiano spagnolo «El País» e membro della Real Academia Española, la sfida indipendentista non attenta più di tanto all’unità spagnola, che non verrà rotta, ma alla stabilità del processo politico ed economico e anche alla sopravvivenza stessa dello Stato. “La carnevalata indipendentista, come quella franchista del ’66 – sottolinea – non produrrà gli effetti desiderati da coloro che l’hanno ideata e promossa. Non ci sarà l’indipendenza in Catalogna come conseguenza della consultazione. Ma i danni creati, abbastanza visibili, saranno profondi: divisione e confronti tra i catalani; diffidenza mutua tra Catalogna e resto d’Europa; crescita dell’ispanofobia nella Comunità autonoma e logoramento della democrazia spagnola.”

(com.unica, 1 ottobre 2017)

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