L’economia americana cresce lentamente, ma conferma il segno positivo, afferma il Beige book della Federal Reserve, l’ultimo report sulla situazione economica del Paese, aggiornato a fine agosto. Ma l’inflazione non aumenta, le imprese tendono ad accontentarsi di margini minori tenendo a freno i prezzi (Bloomberg) e gli analisti della Banca centrale guardano con preoccupazione l’industria automobilistica e i danni, non ancora calcolati, dell’uragano Harvey. Dal 13 ottobre Stanley Fisher, vicepresidente della Fed, lascerà il proprio incarico per “ragioni personali”. Una scelta d’impatto perché Fisher è considerato un oppositore dell’eccessiva deregulation finanziaria (Sole24Ore) e che lascerà mano libera a Trump per “ridisegnare” i vertici della Fed (Reuters). Intanto Donald Trump è riuscito a unire Repubblicani e Democratici per un compromesso di altri tre mesi sul tetto del debito e sul budget Usa. Respirano i mercati che temevano una “bomba” tra default e paralisi del governo (Reuters).

E l’Europa che fa? Oggi si riuniscono a Francoforte i vertici della Banca centrale europea. All’incontro seguirà una conferenza stampa del governatore Mario Draghi. L’euro forte, scrive il Sole 24 Ore, potrebbe indurre i vertici della Bce a optare per un graduale addio al Quantitative easing. Ma Draghi, scrive Bloomberg, centellinerà prudentemente i dettagli del piano d’azione. A luglio, il presidente Mario Draghi ha lanciato un messaggio preciso: se i mercati dovessero muoversi in modo da irrigidire “troppo” le condizioni finanziarie, la politica monetaria non potrà che tenerne conto. L’inizio della normalizzazione, e quindi la fine stessa del quantitative easing, sarebbero rinviate. Nella nozione di condizioni finanziarie entrano molte cose: cambio, tassi di mercato, spesso anche le quotazioni azionarie (o meglio il rapporto prezzo/utili). Tra queste componenti l’euro, il cui rialzo fa “importare deflazione”, è sicuramente la più importante. Secondo La Stampa, Draghi e il governatore della Bundesbank Jens Weidmann hanno siglato un patto per cui il quantitative easing terminerà entro settembre 2018 e nel frattempo non ci sarà nessun incremento dei tassi d’interesse. 

(com.unica, 7 settembre 2017)

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