[ACCADDE OGGI]

Il 21 marzo 1980 sul quotidiano romano Paese Sera apparve un articolo dal titolo inquietante e per tanti versi ancora attuale:

“False vendite, spie, società fantasma: così diamo armi”. L’articolo era firmato da Graziella De Palo che tra l’altro scriveva “Due motovedette francesi entrano nel porto. È una normale operazione di carico. Imbarcano quattro cannoni leggeri da 76/72 della Oto-Melara. Una volta a bordo i cannoni vengono montati, due per ciascuna, sulle navi francesi. Tutto è regolare. Si tratta di una delle tante commesse richieste alla fabbrica di armi spezzina (appartenente al gruppo IRI) dalle ditte di un Paese non belligerante. Le motovedette ripartono: destinazione Francia. Questa è la sceneggiata ufficiale. Ma la rotta cambia. Le navi, con i loro nuovi acquisti ormai fissati sulle prue, non arriveranno mai in nessuno dei porti francesi. Vanno a Sud, verso luoghi più caldi. Attraversano lo Stretto di Gibilterra. Attraccano nel punto in cui il vero acquirente sta attendendo la merce: un qualunque porto della costa marocchina. Questo breve copione rappresenta solo un esempio del modo in cui un traffico come quello delle armi possa servirsi di commesse apparentemente normali (in questo caso Oto-Melara/Francia), lasciando puliti i conti ufficiali ma continuando con le esportazioni verso le aree instabili del mondo (esportazioni vietate dagli embarghi ONU). …Per ricostruirne qualche filo è interessante rivedere quanto un “uomo d’armi” come Falco Accame ha fatto trapelare nelle sue interrogazioni parlamentari. … Un’altra impresa largamente coinvolta nei traffici sotterranei è la Beretta bresciana, la maggiore produttrice italiana di armi leggere, a partecipazione statale. In diversi casi e attraverso strade tortuose, le sue munizioni sono state trovate fra le mani di terroristi di tutto il mondo, e in Paesi lontani nei quali non sarebbero mai dovute arrivare…armi leggere Beretta vendute alla Bulgaria sono finite negli arsenali di terroristi turchi. Un’altra partita diretta alla Libia è misteriosamente arrivata ai terroristi irlandesi. Ma molte di queste armi rientrano addirittura in Italia attraverso le solite società di comodo che si servono di TIR o pescherecci, e vanno ad alimentare il terrorismo nostrano. Non a caso, tra le armi usate dai brigatisti di via Fani sono state trovate pistole Beretta e munizioni Fiocchi già “esportate” da tempo”.

Passati cinque mesi dalla pubblicazione di questo articolo Graziella De Palo e il suo compagno e collega giornalista Italo Toni partirono con destinazione Beirut in Libano dove era in atto una guerra civile e dove forte era la presenza di Al Fatah l’organizzazione dell’OLP palestinese di Yasser Arafat che anche militarmente e terroristicamente si contrapponeva alle forze di occupazione israeliane della Palestina. Furono ospiti dello stesso Arafat che mise a loro disposizione una jeep del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina diretta nel Sud del Libano dove maggiormente erano concentrati i campi profughi palestinesi. Prima di partire Graziella De Palo e Italo Toni si recarono presso l’Ambasciata Italiana a Beirut avvertendo che se entro tre giorni non fossero rientrati si sarebbe dovuto provvedere a cercarli.

Il 2 settembre 1980, il giorno in cui i due giornalisti italiani avrebbero dovuto iniziare il loro viaggio inchiesta, si perse ogni traccia di Graziella De Palo e di Italo Toni e ancora oggi, trascorsi 36 anni, nessuna notizia certa si ha sulla loro sorte. Indagini e depistaggi, apposizione del segreto di stato e relativa ma tardiva cancellazione, niente e nessuno è riuscito a far luce su questo ennesimo caso di “mistero italiano”. Nel 2012 l’editore Armando Curcio ha dato alle stampe un libro tratto dalla tesi di laurea del cugino di Graziella De Palo e basata sui documenti forniti dal fratello di Graziella dal titolo “Omicidio di Stato”.

(Franco Seccia/com.unica, 2 settembre 2017)

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