Si è parlato molto in questi giorni di Breitbart, il popolare sito giornalistico di estrema destra che potrà nuovamente avvalersi di Steve Bannon, l’ex capo stratega della Casa Bianca che da editore della testata ha contribuito a indirizzare la campagna elettorale di Trump forgiando il suo messaggio politico protezionista e nazionalista. “È diventato più comune parlare di Breitbart che non di ciò che Breitbart pubblica”, scrive il New York Times Magazine in un lungo reportage dedicato alla discussa testata online. Una pubblicazione che “dalla periferia del web è riuscita a diventare, a suo modo, un punto di riferimento nel panorama dell’informazione tradizionale”.

L’articolo traccia un profilo della redazione: dall’attuale caporedattore Alexander Marlow, 31 anni, descritto come “eremita” e “misantropo” fino ad alcuni membri dello staff – ispanici, ebrei e musulmani – impegnati in prima linea nelle invettive contro immigrati, ebrei e Islam. “Ma Breitbart – continua l’articolo – al di là dei titoli aggressivi, ha spesso toni molto più asettici di quanto ci si potrebbe aspettare. Forse per una strategia calcolata, forse per un’inclinazione a fare una propaganda intollerante senza disdegnare più click”.

“The Breitbart presidency”? Anche se – come nota Il Politico riflettendo sull’atteggiamento del presidente rispetto alle violenze di Charlottesville e come evidenzia Slate elencando una serie di episodi del passato – Trump e Breitbart hanno in comune una spiccata propensione al qualunquismo e al sostegno di posizioni estremiste, è vero anche che il sito, specie negli ultimi mesi, ha assunto posizioni diverse da quelle sostenute dal presidente.

I rapporti con la Casa Bianca. Per esempio, non ha negato i tentativi di interferenza della Russia in campagna elettorale. E non ha esitato ad attaccare il genero di Trump Jared Kushner, sospettato di essere un “globalista” (Business Insider). Ora che lo stratega della Casa Bianca Steve Bannon è stato licenziato ed è tornato nel giro di poche ore alla guida di Breitbart (Washington Post), come evolveranno i rapporti tra la testata e l’inquilino di 1600 Pennsylvania Avenue? Da un lato, Breitbart titola che ora Trump “rischia di diventare Arnold Schwarzenegger 2.0”, dall’altro qualcuno sostiene che l’ex consigliere si prepari a un’intensa campagna mediatica contro i moderati che fanno opposizione al presidente.

(com.unica, 20 agosto 2017)

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