Il Quirinale sostiene la linea del Governo e del ministro dell’Interno Marco Minniti sui codici di condotta delle Ong. L’apprezzamento diffuso via agenzie di stampa chiude sul nascere una possibile polemica interna all’esecutivo sul ruolo delle organizzazioni non governative (ANSA). 

Il sostegno del Colle arriva al termine di una giornata tesa per il Governo, segnata dall’assenza polemica di Minniti dal Consiglio dei ministri in cui era previsto un chiarimento con il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, che ha le deleghe sulla Guardia Costiera. Mentre si rincorrevano voci di dimissioni del responsabile del Viminale, Delrio teneva il punto: “Facciamo la guerra agli scafisti, non alle Ong” (Corriere). Dopo il Colle, anche Palazzo Chigi ha lodato gli sforzi del Viminale, citando i risultati raggiunti (Repubblica). Nel dibattito è intervenuto anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ieri a In Onda su La7: “le organizzazioni non governative si devono rendere conto che l’Italia sta facendo uno sforzo straordinario e che quindi ha anche diritto di capire esattamente come avvengono certe operazioni”. Non si può pertanto chiedere alle Ong di essere il braccio operativo dello Stato italiano, ma “bisogna arrivare a un punto di intesa. Non può essere che uno Stato singolo impone un atteggiamento alle Ong, ma neanche le Ong possono pensare che in questo momento possano agire come sempre hanno fatto”.

Ieri si è appreso dall’Ansa che Sos Mediterranee, una delle Ong impegnate nel salvataggio di migranti al largo della Libia, tra quelle che non hanno firmato il codice di condotta, ha chiesto un incontro al Viminale per chiarire la sua posizione in vista della possibile sottoscrizione del codice. L’incontro dovrebbe tenersi giovedì. Al momento il codice delle Ong è stato firmato da Save the Children, Moas, Sea Eye, Proactiva Opens Arms. Non lo hanno ancora firmato, oltre a Sos Mediterranee, Medici senza frontiere, Sea-Watch e Jugend Retter, la cui nave Iuventa e’ stata sequestrata con l’accusa di favorire l’immigrazione clandestina. Anche Medici senza Frontiere ha ribadito le sue posizioni tramite il suo presidente Loris De Filippi. “Non ci opponiamo alla presenza della polizia giudiziaria sulle nostre navi ma non possiamo accettare che siano portate armi a bordo perché in contrasto con i nostri principi di neutralità e imparzialità. Non possiamo accettarle sulle nostre navi così come non le accettiamo in nessun altro nostro ospedale nel mondo: la politica “no-weapons” viene applicata in tutti i quasi 70 paesi dove lavoriamo. Inoltre, è necessario mantenere ben distinte le attività di polizia e repressione delle attività criminali dall’azione umanitaria che deve rimanere autonoma e indipendente”.

(com.unica, 8 agosto 2017)

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