Dopo il voto per l’Assemblea costituente, sulla cui affluenza è impossibile avere numeri attendibili, il presidente venezuelano annuncia di voler far adottare dal neonato organismo provvedimenti contro le opposizioni, la Procuratrice generale e la stampa indipendente.

Ma c’è chi si oppone in maniera decisa. I parlamentari non riconoscono l’Assemblea e si rifiutano di cedere la sede del legislativo. “Il Parlamento è stato democraticamente eletto da 14 milioni di abitanti e continuerà a riunirsi” ha detto il presidente delle Camere Julio Borges (El Paìs).

Sono in molti a non riconoscere la nuova costituente venezuelana, dal Brasile a Colombia e Argentina, fino all’Unione europea. L’appoggio a Maduro arriva solo da Cuba, Bolivia e Nicaragua (Guardian). Gli Stati Uniti attivano le prime sanzioni: congelamento degli asset del presidente che ricadono nella giurisdizione a stelle e strisce e divieto per i cittadini di relazioni commerciali con Caracas. Non sono del tutto escluse nemmeno misure più pesanti, che tocchino il petrolio (Reuters).

Il fronte anti Maduro ha invitato la popolazione a continuare a protestare anche oggi, mentre il bilancio delle vittime negli scontri tra la popolazione che manifesta e la polizia è salito a 13. Il futuro è incerto, lo stesso fronte di opposizione della Mesa de Unidad Democratica è diviso al suo interno (Bbc). Intanto l’organizzazione a difesa dei diritti umani Foro Penal ha reso noto che sono oltre cinquemila le persone arrestate dall’inizio delle manifestazioni. Secondo l’organizzazione che offre assistenza legale agli arrestati, quasi il 10 per cento delle persone fermate sono donne, la maggioranza sono giovani e studenti. Oltre 1300 degli arrestati rimangono dietro le sbarre. Solo domenica sono state fermate 96 persone.

(com.unica, 1 agosto 2017)

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