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Finalmente in vetta, sulla vetta del K2 che con i suoi 8.611 metri è il fratello minore dell’Everest (8.848 m.) e perciò è la seconda montagna più alta del mondo. Era il 31 luglio 1954 quando Achille Compagnoni e Lino Lacedelli stanchi, sfiniti e al limite di ogni umana sopportazione poggiarono i loro scarponi, primi al mondo, sulle lastre dei ghiacciai della cima del K2 e nonostante tutto orgogliosamente vi piantarono l’asta con issato il tricolore italiano che in loro vece parlò al mondo intero a significare la gioia per essere riusciti laddove altri avevano fallito ed altri purtroppo ancora falliranno nel tentativo di scalare questa impossibile ma stupenda montagna.

Achille Compagnoni e Lino Lacedelli erano membri della spedizione tutta italiana composta da 13 alpinisti, 5 ricercatori e un osservatore governativo a cui erano aggregati 10 alpinisti-guida più un topografo pakistano. A comando della spedizione fortemente voluta dal CNR v’era il grande geologo e esploratore Ardito Desio il friulano di Palmanova che per primo, anche se non in tempo per le sorti italiane, scoprì i grandi giacimenti di petrolio della Sirte libica.

La gloria di quel traguardo è giustamente attribuita ad Achille Compagnoni e a Lino Lacedelli i due alpinisti designati dal gruppo ad arrivare sulla vetta del K2, ma non di meno va riconosciuta anche a Walter Bonatti, a Enrich Abram, a Ubaldo Rey e soprattutto all’alpinista pakistano  Hunza Madhi che perderà le dita dei piedi per congelamento. Grazie alla loro abnegazione e alla tenacia dimostrata nel lavoro di supporto Compagnoni e Lacedelli poterono conquistare il K2 conferendo onore e vanto all’alpinismo italiano.

(Franco Seccia, com.unica 31 luglio 2017)

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