[ACCADDE OGGI]

Non sono stati azzardati i paragoni che molti cronisti hanno fatto tra Francesco Schettino il comandante della Costa Concordia e Piero Calamai ultimo ed eroico comandante della Andrea Doria il bel transatlantico italiano affondato sessanta anni fa al largo della costa statunitense. Senza entrare nel merito delle vicende per le quali anche in appello Schettino è stato condannato e, tralasciando le questioni insorte circa l’abilità che sarebbe stata dimostrata dal comandante sorrentino nelle manovre effettuate dopo l’incagliamento del Costa Concordia, un fatto salta agli occhi e pesa come un macigno a marcare la diversità tra i due comandanti: Francesco Schettino abbandonò tra i primi la propria nave in difficoltà mentre Piero Calamai rimase a bordo dell’Andrea Doria che si inabissava rifiutandosi di abbandonare la sua nave fino a quando l’ultimo membro dell’equipaggio e dei passeggeri non fu tratto in salvo.

Una storia sfortunata quella del lussuoso transatlantico italiano che il 26 luglio 1956 affondò nelle gelide acque a poche migliaia di distanza dalla sua meta il porto di New York. Fu speronata dal mercantile svedese Stockholm una nave con prua rompighiaccio che al momento della collisione squarciò letteralmente la murata dell’Andrea Doria e penetrando nelle cabine causò l’immediata morte dei 46 passeggeri che in quel momento vi risiedevano. Tutto fu causato dalla fitta nebbia che in quelle primissime ore del mattino avvolgeva la trafficata rotta Europa-America. Ma fu anche colpa dell’imperizia di alcuni ufficiali addetti alla navigazione della nave svedese oltre che all’assenza di segnalazione acustica da parte dello Stockholm.

L’incidente che portò alla perdita dell’ammiraglia della rinata flotta mercantile italiana ebbe un grandissimo risalto nelle cronache dei media dell’epoca e ancora oggi se ne parla nei libri, nei documentari e a cinema. L’Andrea Doria resta lì sotto 75 metri dell’acqua che la inghiotti preda di avventurieri sommozzatori in cerca di tesori e oggetto di varie spedizioni di impossibili tentativi di recupero. In una di queste spedizione voluta e ideata dal regista italiano Bruno Vailati che ne curò un bellissimo e premiato documentario dal titolo Andrea Doria -74 sul relitto della nave venne apposta una targa di bronzo con la scritta: “Siamo venuti fin qui per lavorare perché l’impossibile diventi possibile e l’Andrea Doria ritorni alla luce“.

(Franco Seccia/26 luglio 2017)

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