[ACCADDE OGGI]

Tre anni fa in questo giorno smise di calcare la scena della vita Carlo Bergonzi universalmente noto come uno dei più grandi se non il più grande interprete verdiano. Aveva compiuto da pochi giorni novant’anni di cui quasi settanta spesi a cantare sui palcoscenici di mezzo mondo il repertorio di Giuseppe Verdi. Fu tale l’amore che nutriva per il grande maestro di Busseto che incurante delle aspettative dei severi censori nel tempio della musica del Regio di Parma cantò la celebre “Celeste Aida” in Si-bemolle pianissimo così come la aveva scritta Verdi e, incredibile, dinanzi alle contestazioni del pubblico e a fronte delle sue precisazioni su come effettivamente era stata scritta l’aria si senti rispondere che aveva sbagliato Verdi. Ma si sa la passione per la lirica e per il bel canto rende i suoi seguaci schiavi del proprio sentire così come accadde allo stesso Bergonzi che da baritono lirico di studio e bravissimo interprete di Giorgio Germont in Traviata volle ampliare la sua tonalità vocale e con studiata cocciutaggine si trovò a vestire i panni e la voce di Alfredo. Ci riuscì a tal punto che si aprirono per Carlo Bergonzi tenore i palcoscenici dei Massimi del mondo: San Carlo, La Scala, Bolscioi, Covent Garden, Metropolitan di New York che porterà a far scrivere al New York Times “Forse è arrivato il Radames che sognava Verdi”.

Nel corso della sua lunga carriera Carlo Bergonzi ha cantato con i più grandi interpreti lirici del suo tempo, da Renata Tebaldi a Maria Callas a Joan Sutherland, da Mario Del Monaco a Ruggero Raimondi a Luciano Pavarotti che lo ammirava e lo teneva da esempio quale raffinato interprete di voce verdiana.

Il grande critico musicale Paolo Isotta ricorderà su Panorama Carlo Bergonzi con queste parole: “Era un vero figlio del popolo, il meglio dell’Italia. Un insieme di ingegnosità, studio (passava le giornate a esercitarsi) e di spontanea disposizione verso l’arte…È una vergogna che non sia stato fatto Senatore a vita…Egli infatti non solo rese grande l’artista che era grazie alla sua personalità, ma rese grande l’Italia nel mondo…Bergonzi possedeva uno dei timbri più pieni e dolci insieme, una voce sapientemente disciplinata, con acuti energici e squillanti così come morbidi e duttili. E riusciva a padroneggiare il fiato tanto da creare un fraseggio che sembrava non interrompersi mai”.

(Franco Seccia, com.unica 25 luglio 2017)

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