[ACCADDE OGGI]

Chi scrive ha ancora nelle orecchie le parole pronunciate dalla nonna in quella magica notte del 21 luglio 1969: “Gesù perdonali! Vogliono sfidare la grandezza di Dio!”.

Alle ore 4,56, quando nonna si era già da tempo ritirata nella sua stanza imprecando contro di noi ancora svegli e, per il suo modo di vedere le cose, complici nella sfida, l’urlo singhiozzante di Tito Stagno irruppe dagli schermi televisivi “Ha toccato! Ha toccato il suolo lunare!”; la sfida era vinta e Neil Armstrong discese dalla scaletta della navicella spaziale Apollo 11 ponendo il primo piede umano sulla Luna e, con buona pace della nonna e non a dispetto di Dio, la voce dell’astronauta americano rilanciata dal centro spaziale di Cape Canaveral arrivò ai 600milioni di telespettatori sulla terra che udirono queste parole: “è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”.

È trascorso quasi mezzo secolo da quella notte. La nonna non c’è più e nemmeno Tito Stagno e Ruggero Orlando che dalla sede Rai di New York seguiva la diretta televisiva dell’avvenimento battibeccando con il suo collega da Roma. Anche Neil Armstrong è morto lasciando agli uomini quasi tre chili di pietre e rocce lunari. Altre Apollo meno fortunate hanno tentato l’avventura spaziale arricchendo il bagaglio della conoscenza umana sui misteri della volta celeste. Ma gli uomini continuano a guardare in su verso la luna ispiratrice di pensieri d’amore fregandosene delle parole del primo uomo che vi mise piede e che la descrisse come una “magnifica desolazione”.

A distanza di tanti anni quelle parole di nonna mi ritornano svelandomi un significato che è di monito per l’umanità: è giusto e sacrosanto scrutare per conoscere ma è da infami distruggere e calpestare i sogni degli uomini.

(Franco Seccia/com.unica, 21 luglio 2017)

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