[ACCADDE OGGI]

Esattamente 41 anni fa, il 17 luglio 1976, in occasione della cerimonia di inaugurazione della XXI edizione dei giochi olimpici svoltisi a Montreal in Canada, la RAI si vestì di colori e la gran maggioranza degli italiani si radunò davanti alle vetrine dei negozi di elettrodomestici per riempirsi gli occhi di quei colori anche se insinceri che non potevano essere visti sui vecchi scatoloni degli apparecchi televisivi in bianco e nero presenti nelle loro case.

La “signorina buonasera”, la mitica Nicoletta Orsomando, tradendo una certa emozione dietro quel suo eterno e smagliante sorriso, annunziò che la RAI era stata autorizzata a trasmettere a colori gran parte degli avvenimenti olimpici che ci arrivavano dall’altro capo del mondo e che naturalmente erano già stati ripresi con telecamere a colori. Autorizzata da chi? Naturalmente dal governo in regime di assoluto monopolio statale per le trasmissioni radiotelevisive.

E come al solito l’Italia arrivò con notevole ritardo rispetto agli altri paesi che già irradiavano i loro programmi televisivi a colori. E la colpa non era certamente attribuibile ai nostri tecnici che tutto il mondo ci invidiava e ancora ci invidia. Si trattava di questioni politiche e economiche con la colossale guerra tra le aziende produttrici degli standard di trasmissione a colori, l’americana N.T.S.C., la francese SECAM, e la tedesca PAL. Una guerra fatta a colpi di ricatti verso l’economia italiana costretta a scegliere con la pistole alla nuca e sotto la minaccia di prestiti negati e di agevolazioni cancellate. Alla fine, e prima di passare alla definitiva scelta del sistema PAL, ma solo alcuni anni dopo quel 17 luglio 1976, ci comportammo da italiani e le prime trasmissioni televisive a colori furono un po’ Secam e un po’ Pal. Naturalmente si fece sentire la Fiat a ostacolare la definitiva partenza delle trasmissioni a colori perché fortemente timorosa che la corsa degli italiani per comprare i tv a colori indebolisse il mercato automobilistico.

Ma gli italiani aspetteranno fino al 1980 quando la loro forte passione per il calcio, nell’imminenza dei campionati del mondo, li porterà a precipitarsi per comprare a cambiali i nuovi apparecchi televisivi. Nel frattempo qualcuno si accontentò di maschere di vetro che poste dinanzi allo schermo davano un tono giallastro al vecchio bianco e nero.

(Franco Seccia/com.unica, 17 luglio 2017)

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