[ACCADDE OGGI]

Oggi 9 luglio l’inno nazionale argentino verrà cantato nella sua lunghissima versione originale del 1813 quando il popolo degli immigrati nel Sud della grande Nazione americana si sollevò contro i colonizzatori spagnoli. Nella traduzione di alcuni versi dell’inno si possono leggere tratti della guerra per l’indipendenza dell’Argentina. Eccoli:

“Ascoltate, mortali, il grido sacro: la libertà, la libertà, la libertà. Sentirete il rumore delle catene spezzate. Sorge sulla faccia della Terra una nuova e gloriosa nazione, il suo tempio coronato di alloro…Non vedete li sul Messico e Quito gettarsi con cattiveria tenace… E li piangono, bagnate di sangue, Potosí, Cochabamba e La Paz? Non vedete più triste Caracas in lutto e piangere e anche la morte? Non hai visto le bestie divoravano tutte le persone che si arrendevano? A voi il coraggio, l’Argentina orgoglio, invasore vile; neii campi e nelle fasi di conteggio molte glorie come vincitore. Più coraggioso, chi giurò uniti tenere la sua felice libertà, questo sangue tigri assetate forti seni opposte sanno. Il coraggioso argentino alle armi corre bruciando con determinazione e coraggio, la tromba di guerra, che il tuono, nei campi del Sud suonò. Buenos Aires è impostato al fronte del popolo illustre dell’Unione, e con le braccia robuste strapparono il leone iberico arrogante. San Jose, San Lorenzo, Suipacha, entrambi Piedras, Salta e Tucuman, La Colonia e le mura il tiranno nella Banda Oriental. Sono segni eterni che dicono: qui il braccio argentino ha trovato il trionfo. Qui il feroce oppressore della Patria il sua orgoglioso collo ha piegato. E i popoli liberi del mondo risposero: “Per il grande popolo argentino, evviva!”

Il 9 luglio 1816 la guerra finì con la sconfitta degli spagnoli e l’Argentina dichiarò la propria indipendenza.

O sarai quello che devi essere o non sarai nulla” è il motto attribuito a José de San Martin l’eroe nazionale argentino che assicurò da abile stratega e condottiero la libertà al popolo argentino ma anche al Perù e al Cile. E sotto la sua guida gli argentini decisero di essere una Nazione libera.

A tutti gli amanti della libertà e particolarmente a noi italiani questa ricorrenza del secondo secolo dell’ indipendenza argentina interessa in modo speciale, non solo perché abbiamo a Roma il massimo rappresentante della Chiesa cattolica che viene da lì “dall’altro capo del mondo”, ma anche e soprattutto perché la prima comunità per numero degli argentini di origine europea parla la nostra lingua, la stessa lingua di Bergoglio l’attuale Pontefice. AUGURI ARGENTINA! FELIZ DIA DE LA INDEPENDENCIA ARGENTINA!

(Franco Seccia/com.unica 9 luglio 2017)

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