“Intelligenza Artificiale: una sfida etica?” è il titolo del seminario promosso dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede con il “Cortile dei Gentili”, struttura del Pontifico Consiglio della Cultura costituita su iniziativa di Papa Benedetto XVI per favorire l’incontro e il dialogo tra credenti e non credenti, in programma giovedì 6 luglio alle ore 17.30 presso Palazzo Borromeo (via delle Belle Arti, 2 – Roma).

Al seminario parteciperanno illustri filosofi e scienziati, tra gli altri, il prof. Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford e attualmente tra i principali esperti mondiali in materia, Padre Paolo Benanti, docente di “neuroetica” e “tecnoetica” presso l’Università Pontificia Gregoriana, il prof. Sebastiano Maffettone, Professore ordinario di Filosofia Politica presso la LUISS, il prof. Roberto Cingolani, fisico italiano, dal 2005 Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, la prof.ssa Barbara Henry, ordinaria di Filosofia Politica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Studi Universitari e di Perfezionamento, il prof. Massimo Inguscio, Presidente del CNR e la prof.ssa Maria Chiara Carrozza, già Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. L’intervento conclusivo sarà svolto dalla Ministra Valeria Fedeli.

La possibilità di integrare e potenziare l’intelligenza umana offerta dalle nuove tecnologie informatiche e, più in generale, dalla cosiddetta intelligenza artificiale (IA), rappresenta indubbiamente uno degli aspetti più rivoluzionari del progresso scientifico. Senza voler addentrarsi nell’illimitato campo di ricerca di questa disiplina, l’obiettivo di questo incontro è quello di avviare una riflessione congiunta sull’impatto dell’IA sull’”umanità” dell’uomo in relazione ai mutevoli scenari risultanti dei progressi della scienza e delle sue applicazioni tecnologiche, e che, per la prima volta nella storia, consentiranno all’essere umano di superare i propri limiti biologici, compresi quelli che riguardano le capacità cognitive. In questo ambito si inserisce il concetto di “transumano”, un uomo con capacità intellettuali e fisiche potenziate grazie ai progressi della scienza e della tecnologia, e “post-umano” ovvero “l’umano non è più l’emanazione o l’espressione dell’uomo bensì il risultato dell’ibridazione dell’uomo con le alterità non umane”. Uno scenario non esente da rischi come evidenziato in una lettera promossa dal Future of Life Institute e firmata da centinaia di ricercatori di tutto il mondo, fra cui Stephen Hawking, che mette in guardia sui rischi di un utilizzo incontrollato dell’IA.

Se l’uomo potrà non essere più l’unico essere “intelligente”, nell’infosfera, nello spazio connesso in cui ormai sempre più persone vivono e operano, ci troviamo di fronte a un nuovo specchio in cui ci scopriamo non più individui separati, ma nodi di una rete in cui non saremo mai più soli, e nella quale non saremo neanche più gli unici abitanti: avremo invece come coabitanti computer, smartphone, e robot. Un processo di contaminazione tra uomo e macchina che porterà l’uomo del futuro ad assumere tratti “trans-umani” e persino “post-umani” e che rivelerà una nuova profonda visione dell’intelligenza, sempre più collettiva e non più esclusivamente umana.

(com.unica, 4 luglio 2017)

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