[ACCADDE OGGI]

Il racconto di quella tragedia nel libro di don Romano Pietrosanti

Chi si reca oggi a Budapest, la magnifica capitale dell’Ungheria da tanti definita la più bella città del Danubio, la città che fa a gara con Vienna per ricchezza di monumenti e per la maestosità dello stile mitteleuropeo; si sarà certamente imbattuto in questo strano e spettacolare monumento rappresentato da un ponticello in ferro da cui si affaccia una statua ad altezza naturale di un uomo che guarda il maestoso Palazzo del Parlamento. L’uomo che guarda la casa della libertà è Imre Nagy, oggi eroe nazionale ungherese.

Imre Nagy, la cui voce, mentre i carri armati sovietici occupavano Budapest, ancora risuona con il suo accorato appello radiofonico all’alba del 4 novembre 1956! ”Qui parla il Primo Ministro Imre Nagy. Oggi all’alba le truppe sovietiche hanno aggredito la nostra capitale con l’evidente intento di rovesciare il governo legale e democratico di Ungheria. Le nostre truppe sono impegnate nel combattimento. il governo è al suo posto. Comunico questo fatto al popolo del nostro Paese ed al mondo intero”.

Ma il mondo non ascoltò. La soverchiante forza dei cingolati con la stella rossa ebbe partita vinta e il popolo ungherese fu domato nel sangue. Anche Imre Nagy e i suoi collaboratori furono catturati con uno stratagemma e impiccati il 16 giugno 1958.

Accadde oggi ricorda il martirio di quegli uomini liberi attraverso le pagine scritte da un sacerdote pontino di Cori, Don Romano Pietrosanti, nel suo bellissimo libro “Imre Nagy, un ungherese comunista. Vita e martirio di un leader dell’ottobre 1956” (Le Monnier).

Il resoconto di quei tragici fatti raccontati da Pietrosanti ha il rigore scientifico di uno storico che ha consultato migliaia di pagine degli archivi ungheresi e anche documenti ancora non noti. E il ritratto della figura di Imre Nagy è assolutamente non agiografico e quel che se ne ricava è la storia di un uomo, comunista per vocazione e anche per alcuni aspetti colluso con le malefatte del dittatore sovietico Stalin, ma comunque di un patriota che lottò per la sovranità del suo Paese. La stessa cosa, purtroppo non si può dire del comunista italiano Palmiro Togliatti che, come ben ricostruisce Don Romano Pietrosanti anche attraverso le lettere che “il migliore” inviò al Cremlino, non solo fu a favore dell’intervento armato sovietico in Ungheria ma votò a favore dell’eliminazione fisica di Imre Nagy. 

(Franco Seccia/com.unica, 16 giugno 2017)

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