[ACCADDE OGGI]

Ci sono voluti quasi due secoli per affermare solennemente la verità e far sapere al mondo affinché i libri di testo lo scrivano chiaramente che ad inventare il telefono fu il fiorentino e italianissimo Antonio Meucci e non lo scozzese americano Alexander Graham Bell. Lo ha definitivamente dichiarato il Congresso statunitense con la risoluzione n. 269 dell’11 giugno 2002 presentata dal deputato italoamericano Vito Fossella e approvata dai deputati per acclamazione come ulteriore segno di omaggio alla memoria dell’inventore italiano morto povero a New York il 18 ottobre 1889.

Sì, Antonio Meucci morì povero mentre Alexander Bell che si appropriò degli incartamenti di Meucci relativi alla scoperta dell’elettrofono, si arricchì e fondò la Bell Telephone Company da cui ebbe origine l’odierna AT&T (American Telephone and Telegraph).

Per la verità, così come è ricordato anche nella risoluzione approvata dalla Camera dei Deputati americana, già nel lontano 1887 la Corte suprema statunitense dichiarò falso il brevetto presentato da Bell annullandolo per palese frode, ma Meucci oramai al tramonto della vita non si preoccupò di proseguire nell’azione legale. Resta comunque lo sconcerto di rinvenire ancora libri di testo e pagine enciclopediche che si ostinano ad attribuire, sia pure per l’indiscutibile perfezionamento dell’elettrofono, a Bell e non a Meucci l’invenzione di questo strumento di comunicazione che ha cambiato la vita dell’umanità intera.

Il deputato newyorchese Vito Fossella nell’esultare per il definitivo riconoscimento del Congresso dell’invenzione del telefono da parte di Antonio Meucci ebbe a ringraziare particolarmente la giovane direttrice del Museo Garibaldi-Meucci di Staten Island, Emily Gear, una combattiva studiosa di storia che da sempre si batte per il riconoscimento dei diritti delle minoranze statunitensi. La stessa Gear, grande estimatrice di Garibaldi da lei definito il “Washington italiano”, ha ricordato che quando Meucci inventò l’elettrofono Alexander Bell aveva solo due anni.

Ma che c’entra Garibaldi con Meucci? C’entra eccome. Erano amici, entrambi di fede mazziniana e repubblicana, insieme sfuggiti al carcere e alla repressione degli statarelli italiani, ugualmente esuli in terre lontane dalla loro patria. E mentre Garibaldi, ospitato e pagato da Meucci che lo fece lavorare nella sua fabbrica di candele steariche, pensava alle guerre, Antonio Meucci continuò a lavorare per innovare la conoscenza degli uomini e rendere la vita più facile e più comoda. Purtroppo non tenne in debito conto i lupi e gli avvoltoi del “business” americano.

(Franco Seccia/com.unica, 11 giugno 2017)

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