Un emendamento di Forza Italia sui seggi del Trentino Alto Adige, approvato dalla Camera contro il parere della Commissione, ha fatto saltare il patto tra Pd, Fi, M5s e Lega per approvare in tempi brevi la legge elettorale. Legge che, secondo il dem Emanuele Fiano, “è morta, l’hanno uccisa i 5 Stelle”. Fiano è il relatore della riforma e parla dopo il fallimento in Aula dell’accordo dei quattro partiti per la vicenda del voto a scrutinio segreto che per un attimo si è svelato, ha rivelato a tutti chi ha votato cosa, e smascherato i molti franchi tiratori. Ma i grillini, che lasciano una porta aperta, affermano per bocca di Fico: “Da irresponsabili far cadere la legge elettorale per colpa del Trentino” e ribalta le accuse ai dem. Secondo la gran parte degli osservatori è la pietra tombale sull’ipotesi di elezioni anticipate (Repubblica).

Il voto sull’emendamento avrebbe dovuto essere a scrutinio segreto ma, per un errore tecnico della Presidenza della Camera, per alcuni secondi sarebbe stato visibile a tutti il tabellone che indica come hanno votato i singoli deputati. Il Pd accusa il M5s di avere votato a favore dell’emendamento, affossando il patto (Corriere). I franchi tiratori sarebbero però anche nelle file di Fi e Pd. La seduta è stata sospesa, poi il testo è stato rimandato in commissione Affari Costituzionali. Il Quirinale fa sapere ufficiosamente che il presidente Mattarella è “preoccupato” per la situazione di stallo.

Secondo quanto riportato da Repubblica Renzi sembra a questo punto rassegnato a lasciar perdere e ad andare al voto a scadenza naturale puntando su un’allenaza a sinistra con Giuliano Pisapia. “Niente più Rosatellum o Mattarellum – dice ai suoi – ormai è chiaro che in questo Parlamento non c’è spazio per una riforma e si voterà con le leggi attuali. Per questo, ho già detto a Giuliano di correre divisi alla Camera, ma in coalizione al Senato». Una battuta d’arresto molto dura per il leader Pd che aveva puntato sul voto anticipato e che ora è costretto a ridurre al minimo il danno. “La legislatura va avanti – scandisce con i fedelissimi riuniti al Nazareno – D’ora in poi ci occuperemo di economia e lotta alla povertà, senza più parlare di legge elettorale”. Basta soglie di sbarramento e premi di maggioranza, insomma, inutile inseguire una riforma impossibile. L’unica via d’uscita è un cambio di direzione repentino, con destinazione Pisapia: “Al Senato la soglia è all’8%, ma diventa il 3% per i partiti coalizzati”. Un accordo con l’ex sindaco, dunque. E nessun accordo speculare con il centro di Alfano.

(com.unica, 9 giugno 2017)

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