L’inchiesta sulla Consip coinvolge un altro ufficiale del Noe: il vicecomandante del reparto di tutela dell’Arma Alessandro Sessa, indagato per depistaggio a causa della fuga di notizie. Sessa, superiore del capitano Giampaolo Scafarto (indagato a sua volta per falso) era già interrogato dal procuratore capo di Roma Pignatone e dai pm Ielo e Malazzi e proprio questa deposizione aveva convinto gli inquirenti a formulare la grave accusa di depistaggio, che prevede una condanna fino a otto mesi di carcere.

Il depistaggio riguarda le accuse relative al presunto interessamento di Tiziano Renzi e Carlo Russo verso l’imprenditore Alfredo Romeo. Dalle indagini appare evidente la volontà del militare di colpire proprio il padre dell’ex premier, coinvolgendolo negli affari illeciti dell’imprenditore Alfredo Romeo. Scafarto in particolare avrebbe manipolato una serie di intercettazioni in cui alcune frasi pronunciate dall’ex parlamentare Italo Bocchino («l’ultima volta che ho incontrato Renzi») sono state attribuite ad Alfredo Romeo, che a differenza di Bocchino non avrebbe avuto nessun motivo per incontrare Renzi.

Sulle indagini della procura romana si sono espressi alcuni esponenti politici, a cominciare proprio da Matteo Renzi, che già era intervenuto pubblicamente sull’inchiesta che vede coinvolto suo padre: “Oggi bisognerebbe dare sfogo alla rabbia – ha scritto Renzi -. All’improvviso scopri che nella vicenda Consip c’è un’indagine per depistaggio, reato particolarmente odioso, e ti verrebbe voglia di dire: ah, e adesso? Nessuno ha da dire nulla? tutti zitti adesso?”

(com.unica, 8 giugno 2017)

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