Oggi il Regno Unito va alle urne. 600mila persone si sono iscritte all’Electoral Roll ieri, prima della chiusura delle registrazioni per il voto. Sono soprattutto giovani tra i 18 e i 34 anni, la fascia di età dove il leader laburista James Corbin dovrebbe raccogliere più voti. Gli elettori aventi diritto sono quasi 47 milioni. In palio, i 650 seggi alla Camera dei Comuni. Per vincere servono quindi almeno 326 seggi, la maggioranza assoluta, da conquistare nei collegi maggioritari in ciascuno dei quali il primo prende tutto.

Nonostante gli attentati di Londra e Manchester abbiano penalizzato la campagna elettorale della premier uscente Theresa May, accusata di non aver fatto abbastanza per la sicurezza del Paese, l’ultimo sondaggio di ICM la dà comunque in vantaggio di 12 punti sullo sfidante Corbin. Jeremy Corbyn, il vecchio leader laburista radicale che sembrava destinato a una disfatta irrimediabile, appare tuttavia in rimonta. Negli ultimi giorni infatti è riuscito a occupare uno spazio centrale nella campagna (approfittando anche di alcuni passi falsi dell’avversaria), a riempire le piazze come non si vedeva da decenni, a risvegliare dal torpore del malcontento sociale sacche di disillusi. Quasi certamente però non abbastanza per invertire i pronostici della vigilia ma in grado di rendere complicata la governabilità. Secondo l’ultimo sondaggio i conservatori mantengono un vantaggio di quattro punti percentuali sui laburisti (42% contro 38%) ma in termini di seggi la premier Theresa May resta lontana dalla maggioranza di 326 seggi, fermandosi a 302 (adesso ne hanno 330) contro i 269 dei laburisti. I liberaldemocratici, col loro 9% e 12 parlamentari non risulterebbero rilevanti mentre il partito nazionale scozzese otterrebbe 40 seggi pur non superando il 4% dei consensi su scala nazionale. Due seggi per i nazionalisti gallesi del Plaid Cymru, uno per i verdi con il 2% e neanche un seggio per i nazionalisti dell’Ukip.

(com.unica, 8 maggio 2017)

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