Il presidente americano Donald Trump – come promesso – ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi contro i cambiamenti climatici. “Vogliamo un accordo giusto – ha detto -. Gli Usa cominceranno a negoziarne uno nuovo”. L’intesa, secondo Trump, danneggia i lavoratori americani e favorisce invece Paesi come la Cina (Reuters). Con Siria e Nicaragua, ora sono tre gli Stati al mondo che non fanno parte dell’accordo. La verità è che Trump deve rispondere a un elettorato che vede la svolta ambientalista imposta da Obama all’America come un freno alla crescita economica. D’altra parte la Cina (il paese che più inquina al mondo) approfitta – scrive oggi Il Foglio – del vuoto creato da questa ritirata per giocare un ruolo da protagonista su un tema di forte impatto mediatico e abbastanza politicamente corretto da permettere a Pechino di ripulirsi l’immagine. 

Tra le reazioni alla decisione della Casa Bianca c’è anche quella del suo ex inquilino Barack Obama, che ha accusato Trump di rifiutare il futuro. Il Ceo di Tesla Elon Musk ha scritto su Twitter che lascerà il comitato degli advisor del presidente. Europa e Cina si dicono pronte a sostenere Cop21 anche senza gli Usa (Eunews): una bozza della dichiarazione congiunta conferma “il più alto impegno politico” di Bruxelles e Pechino “ad implementare l’accordo di Parigi in tutti i suoi punti”. Il documento sottolinea i pericoli posti dal rialzo delle temperature della Terra, facendo riferimento a “una questione di sicurezza nazionale ed un fattore che moltiplica la fragilità politica e sociale”, sottolineando che la transizione ad energie alternative crea lavori e crescita economica. “L’Ue e la Cina considerano l’accordo di Parigi un traguardo storico che accelera l’inevitabile calo delle emissioni di gas serra e il forte sviluppo climatico”, dice la bozza della dichiarazione, aggiungendo che i due partner “sottolineano il più alto impegno politico all’effettiva implementazione dell’accordo in tutti i suoi aspetti”. Entrambi gli attori promettono inoltre di accelerare i loro sforzi e “continuare con ulteriori misure” per implementare i loro piani nazionali sul taglio del carbone, infine concordano di presentare le loro strategie di lungo termine per abbassare il consumo di carbone entro il 2020. Francia, Italia e Germania hanno annunciato che non rinegozieranno l’accordo.

(com.unica, 2 giugno 2017)

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