[ACCADDE OGGI]

È uno di quei giorni che si vorrebbe non ricordare ma che inesorabilmente l’impietoso calendario degli avvenimenti ci riporta alla memoria mentre ancora ci chiediamo Perché! Perché! Perché!

Il 28 maggio 1974 una bomba collocata in un cestino delle immondizie della centralissima Piazza della Loggia a Brescia esplose uccidendo otto persone e ferendo un centinaio di uomini e donne che ignare assistevano a un comizio dei Sindacati unitari contro il terrorismo. Persone che ignoravano, e i sopravvissuti ancora ignorano, il senso, il significato, il perché di quella stagione del nostro Paese che sarà ricordata come “la strategia della tensione”, ovvero la necessità per alcuni, ma chi?, di mantenere l’Italia in continua fibrillazione e nella costante paura della morte per terrorismo .

Naturalmente e subito scattò la pista della strage fascista. Le indagini a senso unico obbligatorio setacciarono ambienti e persone in un qualche modo legate alla destra extraparlamentare. Si eseguirono plateali arresti in tutta Italia e incominciarono interminabili processi.

Ci furono condanne, assoluzioni, morti in carcere e nuovamente processi poi annullati e poi ripescati. Dopo quarant’anni si sono prodotte tonnellate di carte da dove emerge una triste verità processuale: dietro i nomi dei condannati Carlo Maria Maggi, un medico ottantenne, e Maurizio Tramonte, un militante della destra extraparlamentare noto come “fonte Tritone” sui libri paga del SID, si intrecciano e si accavallano i servizi segreti che si dicono deviati. Deviati da chi? Noi continuiamo a chiederci PERCHÉ!

(Franco Seccia/com.unica 28 maggio 2017)

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