Il presidente Usa arriva oggi a Gerusalemme, dove incontrerà il premier israeliano Benjamin Netanyahu e, domani, il leader palestinese Mahmoud Abbas. Con entrambi parlerà del riavvio dei negoziati di pace, chiedendo al primo uno stop agli insediamenti e al secondo di frenare l’istigazione alla violenza. Intanto, come richiesto da Trump, Israele ha autorizzato alcune concessioni economiche nei confronti dei palestinesi. Ieri a Riad il presidente Usa ha lanciato un appello al mondo dell’islam sunnita contro il terrorismo: “Questa non è una battaglia di religioni o di civiltà, ma tra il bene e il male”, ha detto (Washington Post).

La distinzione tra la fede islamica e il fondamentalismo non compariva fino a poche settimane fa nel linguaggio di Trump, quando diceva: “L’islam ci odia”. È un cambio di passo significativo da parte di un presidente che questa volta, sottolinea Politico, non ha fatto gaffe ed è riuscito a stringere un’alleanza con gli uomini chiave. Le parole più dure sono state riservate all’Iran, “un regime che finanzia gli estremisti, sostiene gli attacchi chimici di Assad in Siria” e che “va isolato”. Da Teheran è arrivata la risposta del ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif che ha criticato Trump per l’accordo siglato con i “nemici” dell’Arabia Saudita.

(com.unica, 22 maggio 2017)

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