Oggi 20 maggio a Roma torna “Sport Against Violence Event“, lo speciale villaggio dello sport per la pace, gemellato con le maratone di Baghdad ed Erbil, che vede riuniti in un’unica giornata atleti, dilettanti, famiglie, migranti e attivisti per giocare e dialogare sotto il segno delle buone pratiche inter-religiose e interculturali, presso lo Stadio Nando Martellini alle Terme di Caracalla dalle ore 10 alle 23. Lo scopo dell’iniziativa è soprattutto quello di evidenziare come lo sport, insieme al gioco e all’attività fisica in generale, rappresenti una pratica universale propria di ogni società, al di là di qualsiasi confine politico, geografico, ideologico o religioso. Lo sport ha la capacità di connettere le persone, costruire ponti e riunirle per condividere un’esperienza comune. Per questo può essere definito come un’attività inclusiva, aggregante e un catalizzatore di massa.

Per tutta la durata della manifestazione sarà aperta al pubblico la mostra fotografica “Reagire alla guerra: sport e società civile in Siria“, curata da Muhammad Abdullah, ex fotografo di guerra della Reuters attualmente rifugiato in Belgio, e poi Radio Alwan e Arta.fm (media radio e tv dell’area) con le squadre femminili di calcio e immagini dai campi. Fin dai primi anni del regime siriano, lo sport e le squadre nazionali sono stati uno strumento di propaganda di stato e di esaltazione del nazionalismo pan-arabo, in continuità con l’esempio sovietico degli anni della guerra fredda. A sei anni dall’inizio della rivolta ed a cinque da quello della guerra, in ogni parte della Siria e lì dove si ammassano i profughi del martoriato paese mediorientale nascono iniziative sportive. Il gioco e la competizione sono lo strumento per distrarre i giovani dalla brutale quotidianità della guerra e bastano poche ore senza combattimenti per rivedere i bambini sfidarsi a pallone per le strade. Attraverso lo sport si ricostruiscono i legami sociali lacerati da una guerra che ha spinto più di metà della popolazione fuori dalle proprie case, si offre un’occasione di spensieratezza ma anche di sfogo a giovani troppo spesso costretti a vivere nella paura ed attraversati dalla forte aggressività dovuta ai traumi. Non c’è una famiglia che non abbia perso qualche membro, in tante la frustrazione di non riuscire a mettere un piatto caldo in tavola si trasforma in un clima domestico teso e difficile.

Negli scatti in esposizione nell’evento annuale di Sport Against Violence vedremo le immagini del campionato di calcio tra le squadre delle organizzazioni della società civile nel nord del paese, i giochi dei bambini siriani nei campi profughi informali del Libano, l’esperienza delle squadre femminili di calcio e pallavolo nate fin dal 2013 ad Amuda, nell’area curdo siriana e quelle della maratona degli atleti diversamente abili e feriti in guerra che si è tenuta nei sobborghi damasceni. Alcuni esempi di una società che cerca di reagire alla guerra e di costruire anticorpi contro il perpetrarsi della spirale della violenza anche attraverso la rinascita di federazioni ed associazioni sportive nelle aree al di fuori del controllo del governo di Damasco, nel tentativo di restituire normalità ai giovani.

Per maggiori informazioni: www.sportagainstviolence.com

(com.unica, 20 maggio 2017)

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