Il dipartimento di Giustizia americano ha nominato l’ex capo dell’Fbi Robert Mueller alla guida di una commissione speciale per indagare sui rapporti tra la Russia e Trump nella campagna elettorale del 2016. Ora anche tra i Repubblicani c’è chi inizia a parlare di impeachment (Reuters). Queste le parole del senatore John McCain, già candidato repubblicano alla Casa Bianca contro Obama e che anche in passato non aveva mai risparmiato critiche a Donald Trump, pur avendo accettato la decisione del suo partito di accompagnarlo alla Casa Bianca: “Penso che abbiamo visto già questo film, credo che abbiamo raggiunto le dimensioni da Watergate, ed ogni paio di giorni c’è una nuova rivelazione». Secondo il ‘Politico‘, altri repubblicani in privato stanno iniziando a preoccuparsi della possibilità che da Comey possano arrivare nuove informazioni, così gravi da costringere Trump a dimettersi. O addirittura ad avviare un processo, di cui ha parlato esplicitamente Angus King, senatore indipendente del Maine che con tristezza e riluttanza” ha detto che si potrebbe essere entrati in una strada che porta all’impeachment. Nella storia solo due presidenti hanno rischiato l’impeachment, Andrew Johnson e Bill Clinton ma si salvarono. Ci è andato molto vicino nel 1974 Richard Nixon ma si dimise prima di essere messo inevitabilmente in stato di accusa.

Le Commissioni di Senato e Congresso chiedono all’Fbi di consegnare gli appunti degli incontri tra l’ex capo del Bureau James Comey e Trump. E il presidente americano si sfoga: “Nessun politico nella storia trattato peggio di me, ma non mollo”. Trump deve far fronte anche al peso schiacciante di nuove accuse: ci sono anche nuove accuse: secondo il Nyt, lo staff del presidente sapeva delle indagini a carico di Micheal Flynn prima che venisse nominato consigliere per la sicurezza nazionale. Lo spettro di una messa in stato d’accusa del presidente Usa per ostruzione alla giustizia ha fatto segnare ieri ai principali indici di Wall Street il calo peggiore da settembre, mentre il dollaro ha toccato i minimi da sei mesi nel cambio con l’euro (Bloomberg). Uno dei pochi rimasti a difendere Trump è stato proprio il presidente russo Vladimir Putin, che ha giustificato la condotta del capo della Casa Bianca sulla presunta rivelazione al Cremlino di informazioni di intelligence riservate. “Mosca è pronta a fornire la registrazione del colloquio di Trump con il ministro degli Esteri Sergey Lavrov”, ha detto. 

(com.unica, 18 maggio 2017)

Share This: