Fanno ancora discutere le accuse dell’amministrazione Trump nei confronti del governo siriano, responsabile dell’esecuzione di massa di prigionieri e di bruciare i loro corpi in un grande crematorio fuori Damasco per nascondere le prove. Il governo di Assad “è sprofondato in un nuovo livello di depravazione con il sostegno di Russia e Iran” ha detto l’inviato Usa in Medio Oriente Stuart Jones. Jones ha spiegato di avere prove dell’esistenza di una fornace, vicino al carcere di Saydnaya, la prigione militare a nord di Damasco, i cui orrori sono già stati denunciati e mostrati al mondo da Amnesty International in un dettagliato rapporto pubblicato lo scorso 7 febbraio. In questo autentico mattatoio – si legge nel documento – sono stati impiccati non meno di 13.000 prigionieri nell’arco di soli cinque anni, dall’inizio della rivolta del 2011 al 2015. Su queste rivelazioni è intervenuto il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, con un chiaro avvertimento: “La Siria non sarà sicura e stabile finché Assad sarà al potere”. Tutto questo, scrive il Corriere, mentre siamo alla vigilia della nuova tornata di colloqui negoziali sulla Siria previsti per martedì a Ginevra e che procedono procedono d ipari passo con i negoziati di Astana. Per l’inviato dell’Onu in Siria Steffan De Mistura i colloqui di Ginevra servono a “battere il ferro finché è caldo” e a disegnare, a partire dagli accordi di Astana, un “orizzonte politico” per il paese mediorientale devastato dal conflitto civile.

Uno dei sopravvissuti al lager ha descritto le “regole” della prigione: primo non potevi mai alzare la testa e guardare in faccia le guardie, pena la morte; secondo: non potevi parlare. Questa persona ha poi testimoniato di essere stato rinchiuso – assieme ad altre nove persone – in una cella sotterranea di due metri quadrati e mentre uno dei compagni di sventura dormiva a terra tutti gli altri erano in piedi, uno vicino all’altro, tutti nudi. Dal settembre 2011 al dicembre 2015 – sempre dal rapporto di Amnesty International – ogni lunedì o martedì venivano chiamati 50 detenuti, con la scusa di essere trasferiti in un altro carcere, ma in realtà queste persone, dopo essere stati torturate venivano giustiziate e successivamente  i corpi venivano fatti sparire.

Dietro tutte queste atrocità contro gli oppositori del regime descritte da Amnesty International potrebbe esserci l’impronta di Alois Brunner, scrive oggi Francesca Paci su “La Stampa“. Brunner, criminale nazista e già collaboratore di Adolf Eichmann (uno dei maggiori responsabili dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti), alla fine degli anni Cinquanta fu reclutato da Hafez Assad, padre dell’attuale dittatore, per addestrare i suoi uomini alle tecniche più feroci per eliminare e torturare i nemici interni ed esterni. Il regime di Damasco ha sempre negato la che Brunner si fosse trasferito in territorio siriano ma l’intelligence francese e quella tedesca hanno documentato più volte la sua presenza, ovviamente sotto falso nome, al servizio dell’uomo forte di Damasco, contribuendo alla costruzione di un apparato repressivo di rara efficacia. Un apparato spietato poi ereditato nel 2000 dal figlio, l’attuale presidente siriano Bashar al Assad. Secondo quanto pubblicato in un’inchiesta esclusiva della rivista francese XXI (poi ripresa da Internazionale) Bunner sarebbe rimasto sempre nazista fino alla morte, avvenuta a Damasco nel dicembre 2001, all’età di 89 anni.

(com.unica, 17 maggio 2017)

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