[ACCADDE OGGI]

“…Ecco, c’è un fatto che i magistrati non sanno,…che nessuno sa, ed è il fatto che io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino… Ad aspettare il commissario in via Cherubini, c’era la vendetta. …  Mi chiesi se non avremmo dimenticato Pinelli, oppure quello che gli era stato fatto. Il dubbio rimase fino al Cimitero Maggiore. Fossa 434, campo 76. Qui non ebbi più dubbi. E, insieme a me, i mille compagni presenti non ebbero più dubbi. Calabresi doveva essere ucciso. …Ecco perché io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino. Quei mille, e più, compagni presenti alla fossa 434, campo 76, del Cimitero Maggiore di Milano, abbiamo tutti premuto il grilletto. …”. A scrivere queste parole nel 1998 è l’anarchico Alfredo M. Bonanno nella prefazione del suo libro “Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi”.

Una vicenda tristemente nota l’assassinio a sangue freddo di Luigi Calabresi capo della squadra politica della Questura di Milano accaduta il 17 maggio 1972. Gli atti di un lungo e travagliato processo ci diranno che a sparare a Calabresi furono Ovidio Bompressi, quello che sparò, Leonardo Marino, l’autista pentito, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri i mandanti. Tutti di Lotta Continua, l’organizzazione della sinistra comunista di lotta armata. Sempre la cronaca degli atti ci dirà che tutti si proclamarono innocenti e perciò estranei ai motivi della vendetta retoricamente invocata dall’anarchico Bonanno per la morte “accidentale (?)” di Pinelli precipitato dal quarto piano della questura milanese mentre era trattenuto nella stanza del commissario Calabresi.

Tutti saranno condannati con sentenza definitiva a molti anni di carcere ma sarà Sofri a pagare maggiormente la detenzione perché Marino il pentito beneficerà della prescrizione, Pietrostefani si rifugerà in Francia e Bompressi sarà graziato da Napolitano passando dietro le sbarre pochissimi anni dei 22 a cui fu condannato. Ma Bonanno continuerà a dire che furono sparati per vendetta anarchica i colpi che uccisero Calabresi.

Un anarchico, o tale dichiaratosi, renderà ancora più triste la morte di Calabresi, perché esattamente un anno dopo il 17 maggio 1973 lancerà una bomba a mano sui partecipanti alla cerimonia in ricordo del commissario assassinato uccidendo quattro persone. Ma si scoprirà poi che il Bertoli era un militante comunista stipendiato dai servizi segreti dei carabinieri. 17 maggio 1972 e 17 maggio 1973 giorni bui da dimenticare.

(Franco Seccia/com.unica 17 maggio 2017)

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