Secondo il Washington Post Trump avrebbe fornito “informazioni segrete” sull’Isis al ministro degli Esteri russo Sergeï Lavrov e al suo ambasciatore, ma il consigliere per la sicurezza nazionale e un alto funzionario smentiscono. La Casa Bianca per ora nega, ma resta sfuggente. Come era facile attendersi la notizia ha suscitato molte apprensioni e imbarazzi nei piani alti dell’amministrazione americana e dell’intelligence. Anche se molti – come il generale H. R. McMaster, capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, si sono affrettati a smentire le rivelazioni dell’autorevole quotidiano: “La storia, così come è stata riportata, è falsa”, ha detto. Secondo il generale, che ha partecipato all’incontro “incriminato”, Trump e Lavrov hanno passato in rassegna le minacce rappresentate dalle organizzazioni terroristiche nei due paesi, compresa quella nei confronti dell’aviazione civile, ma non sono mai state rilevate le fonti dell’intelligence.

Greg Miller, uno dei giornalisti del Washington Post autore dell’inchiesta (l’altro è Greg Jaffe) ha difeso in un’intervista alla CNN la solidità del suo articolo, e ha aggiunto che la Casa Bianca non fa altro che “giocare con le parole”. Secondo un funzionario americano citato dal Washington Post, le informazioni fornite da Trump a Lavrov e all’ambasciatore russo negli Stati Uniti Sergueï Kisliak (presente all’incontro) sono ritenute della massima importanza dalle agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Il presidente degli Stati Uniti “ha rivelato ulteriori informazioni all’ambasciatore russo che abbiamo condiviso con i nostri alleati”, ha detto un funzionario che ha voluto mantenere l’anonimato. Secondo il quotidiano statunitense, Donald Trump “ha iniziato descrivendo i dettagli di una minaccia terroristica rappresentata dal gruppo di EI legata all’uso di computer portatili in aereo”. Il quotidiano ha tuttavia deciso di non pubblicare i dettagli del complotto terroristico su esplicita richiesta dei funzionari degli Stati Uniti.

Queste rivelazioni arrivano nei giorni successivi al licenziamento a sorpresa del capo dell’FBI James Comey, i cui servizi stavano esaminando i dossier sulle possibili collusioni tra la squadra di Trump e  la Russia. E cadono anche pochi giorni prima dalla partenza di Donald Trump per il suo primo viaggio all’estero che lo porterà in Arabia Saudita, Israele, Vaticano, Bruxelles (vertice della NATO) e in Sicilia (per il G7). “Se quel che riporta il Washington Post è vero è vero, è ovviamente preoccupante”, ha detto il senatore John McCain alla CNN. “La protezione dei segreti della nostra nazione è fondamentale”, ha ribadito Doug Andres, portavoce di Paul Ryan, il presidente repubblicano della Camera dei Rappresentanti. Democratici e repubblicani sono concordi nel chiedere al capo della Casa Bianca di fare piena luce con una spiegazione dettagliata di quanto realmente è accaduto.

(com.unica, 16 maggio 2017)

Share This: