[ACCADDE OGGI]

Si sa erano mille (ma anche sul numero ci sono dubbi) partiti da Quarto vicino Genova nella notte del 5 e 6 maggio 1860. Volontari e mazziniani, fuoriusciti dal Regno di Napoli, compreso Crispi, e regolari dell’esercito piemontese, tutti rigorosamente mimetizzati con la camicia rossa agli ordini di Giuseppe Garibaldi che riuscì a strappare a Cavour benedicente ma timoroso per i rapporti con la Francia solamente vecchi fucili e tre imbarcazioni.

Lo scopo era quello di arrivare in Sicilia nella speranza di far sollevare il popolo contro il Re Borbone Francesco II da appena un anno assurto al trono del Regno duosiciliano. Giunsero a Marsala l’11 maggio con la pena nel cuore di non fare la fine di Carlo Pisacane che a Sapri fu accolto dai forconi dei contadini che non credevano nel “nuovo ordine” e nelle promesse di libertà. Sapevano di trovare un esercito numeroso e ben armato che li avrebbe ricacciati in mare, sapevano di trovare una forte resistenza e una blanda se non inesistente rivolta popolare. E invece a Calatafimi quel 15 maggio 1860 trovarono la fuga dell’esercito borbonico del vecchio generale Francesco Landi e si impadronirono della Sicilia. Mille contro tutto uno Stato.

Oggi in tempo di revisionismo storico per capire cosa realmente accadde a Calafimi non è necessario imbattersi tra le mille e mille pagine degli autori che scrivono un’“altra storia”. Basta andare sul sito istituzionale della Regione Autonoma Siciliana dove si riportano cronache dell’epoca di quegli avvenimenti: “Da’ documenti raccolti in questa cronaca si ha il destro di giudicare la condotta de’ duci dello esercito napolitano a fronte dell’invasione garibaldina, senza che vi fosse mestieri di aggiungere altro. Molte voci però sono corse a carico di alcuni di essi per corruzione e tradimento. La stampa contemporanea ha divulgato un incidente d’importanza sul conto del generale Landi, che per l’ignavia del combattimento di Calatafimi può risguardarsi come una delle prime cagioni de’ disastri delle regie truppe. Ad onore delle quali soltanto, e non per ingiuriare alle ceneri di un estinto, si riporta qui il fatto, com’è narrato in alcuni giornali italiani. “Il Generale Landi a Calatafimi tenne indietro prudentemente il grosso delle truppe napoletane rimaste inerti, ed oppose a Garibaldi qualche compagnia di cacciatori, i quali si batterono valorosamente; ma erano due contro dieci e dovettero cedere. Non è ben chiaro quali altre simili imprese compisse il Landi a difesa del suo sovrano; ma poco appresso egli sparve dalla scena, e non si sarebbe più parlato di lui, se in fine la giustizia di Dio non lo avesse colto in modo meraviglioso. In marzo 1861, un famiglio si presenta al pubblico Banco di Napoli per riscuotere il pagamento di cartelle pel valore di sedicimila ducati. Fu fatto il rifiuto di pagare somma così rilevante ad un famiglio, che confessava quella non essere roba sua, ed anche sorgevano sospetti sull’autenticità di quelle carte bancarie. Dovette presentarsi il padrone: era il generale Landi. Fu richiesto dire onde le avesse ricevute: egli ricusò sdegnosamente. Allora gli fu significato, doversi assoggettare a giudizio penale, perché oramai si faceva chiaro, che quelle cartelle erano false. Per sottrarsi dal carcere, e dalla pena di falsario, il mistero dovette confessare averle ricevute da Garibaldi in ricompensa de’ servizi prestatigli in Sicilia. Poco appresso trafitto d’onta e di cordoglio, l’infelice si morì. Il tradimento era stato degnamente pagato”.

Storie e cronache di oltre un secolo fa dibattute in aule di tribunali per riscattare l’onore del loro papà dai figli del generale Landi, tutti inquadrati nell’esercito piemontese-italiano. Storie e cronache che ci portano a riflettere su come si raggiunse l’Unità italiana. Gli storici tutti sono d’accordo nel ritenere che a Calatafimi Garibaldi non pronunciò, rivolto a Bixio, la leggendaria frase “qui si fa l’Italia o si muore!”. Forse l’eroe dei due mondi era ben consapevole che prima di fare l’Italia bisognava fare gli italiani.

(Franco Seccia/com.unica, 15 maggio 2017) 

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