Nel Ventennio agenzie, alberghi e ristoranti si moltiplicano: è la città che attira più visitatori.

Di un “movimento dei forestieri” si parla in Italia già nell’Ottocento. Ma è soltanto con i primi del Novecento che comincia a esercitare un crescente peso economico e ad assumere un rilievo istituzionale. Il regime fascista non si limita a coglierne le potenzialità economiche e politiche, ma le accresce. Milano ne è un esempio eclatante. La città meneghina si afferma sempre più quale fulcro di attività economiche e di un turismo sia di transito che d’affari. In crescita dal punto di vista demografico, il capoluogo lombardo può contare anche su di un’amministrazione che interviene a più riprese ad ammodernarne la struttura e i mezzi di trasporto. La città si mette al passo con i tempi anche per quel che riguarda la dotazione alberghiera. Sono questi gli anni in cui a Milano affluisce un numero di visitatori superiore a qualsiasi altra città italiana.

L’interesse del regime fascista per il movimento dei forestieri ormai è tale da meritare a livello cittadino iniziative di qualificazione delle competenze propriamente alberghiere come di quelle linguistiche. Viene promossa l’attività del Touring, della Scuola governativa alberghiera, del Civico corso di lingue straniere e turismo. L’amministrazione comunale, consapevole della specificità di questo vitale settore economico, avvia nel 1933 un Ufficio comunale del turismo, potenziato nel 36 dall’istituzione dell’Ente provinciale per il turismo. Presso la Stazione Centrale delle ferrovie viene nel frattempo aperto un Ufficio di informazioni turistiche. Si moltiplicano le agenzie di viaggi: dieci quelle attive nel 1926, tra cui l’Agenzia dell’Albergo Diurno Metropolitano in piazza Venezia. Milano trova spazio su molti magazine italiani e stranieri, quali Travel in Italy, Italie Voyages e Reiseland Italien. Il capoluogo lombardo si conquista un posto di rilievo persino al Padiglione italiano del turismo organizzato nel 1939 all’Expo della Baia di San Francisco in California.

Il tempo libero comincia ad essere fruito da un pubblico sempre più largo. Si assiste così alle prime forme di turismo di massa. Tra il 1932 e il 1939 partono annualmente da Milano circa 270 treni su cui viaggiano mediamente 232mila persone, per un totale di oltre 1,8 milioni di viaggiatori. Contribuisce ad accrescere il flusso degli stranieri anche la creazione, nel marzo del 1936, della cosiddetta lira turistica con un deprezzamento del 31 per cento della nostra moneta sul dollaro Usa, che porta il cambio a 24,89 lire, contro un corso ufficiale di 19 lire, rendendo meno costoso il soggiorno nel nostro Paese degli stranieri. All’intensificazione del turismo concorrono sia la rete ferroviaria che la nuova rete autostradale Milano-Laghi, aperta tra il 1925 e il 1926 per mirate finalità turistiche.

Un importante apporto allo sviluppo turistico milanese viene offerto infine dall’ampliamento e dalla qualificazione delle strutture di accoglienza. Migliora la qualità, specie del settore delle locande e degli affittacamere soprattutto dal punto di vista igienico-sanitario. Si allarga l’offerta degli alberghi milanesi: dai 78 del 1922 si passa a un totale di 334 nel 1939. I ristoranti poi da 97 nel 1918 compiono un balzo straordinario arrivando nel 1939 a 2.107.

Il turismo milanese presenta comunque una specificità che val la pena di rimarcare: è contraddistinto da soste brevi. Il turista tipo è l’uomo d’affari che restringe la sua permanenza nella capitale economica d’Italia al tempo necessario per assolvere gli impegni professionali. Il turismo acquista pur sempre un posto di rilevo nella vita economica del capoluogo lombardo. Contribuisce a potenziarne lo sviluppo ma senza alterarne, anzi confermandone, il profilo di “capitale del fare” che poco concede all’emergente economia dello svago.

Elena Pala, IL GIORNALE, 13 maggio 2017

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