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Da Thackeray a De Amicis, da Melville a Byron a W. B. Yeats tutti hanno cantato Costantinopoli in versi. Tutti sono stati catturati dal fascino di questa città “porta d’oriente”, persino quelli come Puskin che la immaginarono dal racconto di quelli che c’erano stati. Tutti incantati dalle parole appuntate nel suo diario di viaggio dal vescovo ortodosso e primo patriarca della città che arrivandovi scrisse: “Giungemmo a una città di bellezza inenarrabile. Le mura erano costruite di dodici filari e ciascuno era di una diversa pietra preziosa; le porte erano d’oro e d’argento. Entro le mura trovammo dorato il terreno, dorate le case, dorate le ville. La città era piena d’una luce ignota e d’un soave profumo”. Per tutti è e resta Costantinopoli, la città di Costantino, fondata e costruita sui resti dell’antica Bisanzio 1686 anni fa l’11 maggio dell’anno 330 d.C.

L’imperatore Costantino la volle grande perché reggesse il confronto con Roma e la volle preziosa nei palazzi e nei monumenti perché come Roma e con Roma divenisse capitale del più grande impero che l’uomo ha conosciuto. Lo scenario si prestava a tale impresa e “la luce ignota e il soave profumo” di cui parlò il patriarca Cosma erano forse date dalla nuova fede dilagante che Costantino abbracciò.

Non c’è città al mondo che come Costantinopoli può parlare agli uomini della loro storia, delle gioie, dei lutti, delle guerre in nome delle rispettive fedi, dell’universalità di un disegno divino per la conoscenza delle culture tra i popoli. La Basilica di Santa Sofia, ovvero della Divina Sapienza, resta da grande e spettacolare monito agli uomini: prima cattedrale cristiana di rito bizantino, poi basilica cattolica, poi moschea, oggi museo.

Auguri Costantinopoli, o se vi piace Istanbul. Buon Compleanno!

(Franco Seccia/com.unica 11 maggio 2017)

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