[ACCADDE OGGI]

Ancora presente è nel dibattito storico-politico la questione riferita alla dignità della dinastia dei Savoia per i comportamenti assunti nei confronti dell’Italia e degli italiani. Omettendo le diatribe, oggi considerate revisionistiche, sulla guerra non dichiarata al Papato e al Regno duosiciliano e il massacro di intere popolazioni da piemontesizzare, ancora viva e lacerante è la questione della fuga a Brindisi lasciando il paese in balia della ferocia degli eserciti occupanti e delle bande ideologizzate e sanguinariamente contrapposte.

Inesorabilmente il calendario della storia ci ricorda un’ignominia a firma di Re Umberto I, quello che sarà ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci dopo pochi mesi dall’aver telegrafato al generale Fiorenzo Bava Beccaris queste incredibili parole: “Ho preso in esame le proposte delle ricompense presentatemi dal ministro della guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero mirabile esempio. A lei poi personalmente volli offrire di motu proprio la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della patria. Umberto”.

Fiorenzo Bava Beccaris si appuntò sul petto la croce dell’ordine militare di Savoia per aver massacrato a colpi di cannone oltre cento persone, tra uomini, donne e persino bambini che a iniziare dal 7 maggio 1898, un sabato come oggi, protestarono per le vie di Milano per lo sconsiderato aumento del pane in quella che passerà alla storia come la “rivolta del pane” o “la protesta dello stomaco”. Un efferato crimine contro la povera gente che dovrà anche subire l’affronto di vedere “il macellaio di Milano” seduto tra i banchi del Senato del Regno dell’Italia sabauda.

(Franco Seccia/com.unica, 7 maggio 2017)

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