In occasione del 25 aprile pubblichiamo la testimonianza dell’ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane – scrittore, saggista e docente universitario – raccolta da Pino Pelloni per il suo libro “Il Tramonto dei Giusti”, ora anche in edizione ebook.

Avevo dieci anni e abitavamo a Tel Aviv quando, nel 1940 dopo l’entrata in guerra dell’Italia, le truppe britanniche avevano dato inizio ad un arruolamento volontario di palestinesi. Quando dico palestinesi voglio dire ebrei palestinesi. Perché di arabi palestinesi non s’è arruolato proprio nessuno. Sono stati circa ventimila gli ebrei che dopo essere stati addestrati sono partiti per la guerra. Io ho avuto degli insegnanti che si sono arruolati, e che sona andati a partecipare alla campagna d’Italia. E quando tornavano per periodi di riposo venivano a scuola a raccontarci quello che vedevano in Italia e questo ci ha aiutato a capire come si svolgeva la guerra in Europa. Per raccontare meglio di questi soldati ebrei andati a combattere in Italia dobbiamo guardare due periodi ben precisi. Il primo periodo è quello sino alla liberazione di Roma, dove questi soldati incontravano per la verità assai pochi ebrei. Ne trovarono in Puglia, a Bari. Ebrei fuggiti dal nord e dal centro Italia e soprattutto ci raccontavano della vita della popolazione civile.

Delle sofferenze e della fame. Dopo la liberazione di Roma invece sono cominciate ad arrivare notizie dirette di deportazioni. Prima, fuori dell’Italia non si sapeva niente. E la misura della tragedia aveva colpito quasi tutte le famiglie e quelle di ebrei italiani che vivevano in Palestina erano state quasi tutte coinvolte. Di molti non c’erano assolutamente notizie, di molti altri c’erano notizie tragiche. Non restava che augurarci in una intensificazione dello sforzo bellico per concludere il prima possibile le operazioni in Italia. Cominciavano ad arrivare da noi i primi profughi. Tra questi anche miei compagni di scuola, che arrivavano attraverso migrazioni complicatissime passando per l’Unione Sovietica da un campo profugo all’altro, e poi giù attraverso l’Iran sino alla Palestina. Qualcuno arrivava ma non molti per la verità.

Intanto c’erano dei fatti nuovi: quello che più colpiva tutti noi era la non immaginabile, prima della guerra, alleanza americo-anglo-sovietica. Non immaginabile neanche nel 1939. Ma poi ad un certo punto si è resa assolutamente necessaria. E aveva posto a noi giovani dei punti interrogativi anche politici: dopo la guerra poteva nascere uno schieramento per la ricostruzione. Poi è arrivata la guerra fredda e le nostre speranze, erano grosse le nostre speranze, sono andate in gran parte deluse.

In Italia erano venuti parecchi soldati ebrei inquadrati nell’esercito britannico con programmi diversi. Tra questi devo ricordare Enzo Sereni, che è quello che ho conosciuto meglio. Frequentava spesso casa nostra, era un uomo entusiasta e dedito ai suoi ideali, un uomo che intendeva il sionismo come parte di un disegno socialista che doveva coinvolgere tutta l’umanità. Aveva una visione internazionalista non da poco e anche un coraggio non da poco. Lui era stato mandato in Italia come paracadutista, nello stesso periodo in cui Hannah Szenes venne paracadutata in Ungheria per raggiungere gruppi di partigiani ebrei. In Italia non c’erano formazioni di partigiani ebrei come in Francia e di Enzo Sereni non so cosa andasse a fare di preciso in Italia. Il suo destino ha voluto che cadesse in un accampamento tedesco dove è stato immediatamente preso. Molto coraggiosamente, anche avendo documenti falsi che lo identificavano come ufficiale dell’esercito britannico, appena catturato disse: «Mi chiamo Enzo Sereni e sono un ebreo romano». Che coraggio!… quando tutti per salvarsi facevano documenti falsi. È finito a Dachau e non è più tornato, seguendo il destino dei suoi correligionari. Voglio anche ricordare la caduta di Mussolini, che per la Palestina ebraica ha avuto un significato eccezionale. Credo di non aver mai visto in vita un giornale ebraico con un titolo così grande, grande come un manifesto, che tradotto in italiano era: “Fine del governo di Mussolini, il dittatore italiano si è dimesso al suo posto è stato nominato Badoglio”.

Occupava quasi tutta la pagina del giornale. Questo fatto significava per la popolazione ebraica della Palestina che qualcosa si era rotto definitivamente. Ed era vero. Si pensava in un decorso più veloce degli avvenimenti ma ricordo mio nonno che quando si parlava dell’armistizio e tutti si felicitavano con lui, e lui con un viso malinconico rispondeva: “Povera gente… ora i tedeschi occuperanno l’Italia cominceranno a pigliarserla con gli ebrei. Aveva visto benissimo, anche se si trovava a tremila chilometri dall’Italia.”

Share This: