[ACCADDE OGGI]

Il suo rapporto con la storia è all’insegna della distruzione a suon di cannonate. È Boris Eltsin, il primo presidente eletto della Russia, un montanaro degli Urali, nipote di un proprietario terriero espropriato e figlio di condannati per propaganda antisovietica, carrierista comunista fino a diventare ingegnere capo della sezione edile del PCUS e, in tale veste, esecutore delle cannonate che distrussero la casa dove fu sterminata la famiglia dello Zar Nicola II.

Poi la rapida carriera ai vertici del Comitato Centrale del PCUS fino alla poltrona di segretario generale del partito di Mosca. Poi, ancora, travolto dagli scandali finanziari in una commistione affaristica tra mafia russa e dollari statunitensi vicini alla casa bianca americana, la sua cacciata dal PCUS. Ma il montanaro chiamato “corvo bianco” non si arrende e imbracciando la bandiera della libertà, dopo aver tentato invano di essere riammesso nel PCUS, dichiara guerra all’uomo della perestroika Gorbaciov e pretende lo scioglimento del PCUS.

Si fa eleggere Presidente della Repubblica Russa assumendo poteri straordinari e anticostituzionali e dall’alto di un carro armato (l’immagine che lo renderà famoso nel mondo) va all’assalto del Parlamento che lo osteggiava bombardandolo fino alla sottomissione. Se è vero che la storia non si ripete ma tante volte si assomiglia, l’Unione Sovietica nata dalle cannonate al Palazzo d’Inverno, finisce tragicamente con le cannonate al Parlamento. Boris Eltsin morirà il 23 aprile 2007 dopo essere stato costretto alle dimissioni ancora una volta da scandali e mazzette.

I russi conservano di lui uno sbiadito ricordo solo a tratti ravvivato dalla scelta che egli compì lasciando la carica e indicando come suo successore Vladimir Putin. Gennaro Sangiuliano nel suo bel libro “Putin. Vita di uno Zar” ci fa conoscere il pensiero di Vladimir Putin su Boris Eltsin: “Eltsin ha avuto indubbi meriti storici e nel contempo incontestabili demeriti. È stato l’uomo che difese la Russia dai rigurgiti di stalinismo, ma che consentì un autentico Far West economico-sociale. …Eltsin riteneva che la Russia potesse diventare un’economia di mercato come gli Usa ed affidava la direzione dell’economia a quegli economisti che venivano definiti neo-Chicago boys leningradesi, …che propugnavano una terapia shock secondo le teorie ultra-liberiste”.

(Franco Seccia/com.unica, 23 aprile 2017)

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