[ACCADDE OGGI]

Quando il mondo era diviso in due parti, la globalizzazione era ben lungi da venire, la guerra continuava anche dopo Dresda, Hiroshima e Nagasaki con uno scontro continuo e violento, anche se quasi solamente verbale, e la corsa agli armamenti era frenetica e senza esclusione di colpi, nemmeno quelli catturati alla ricerca tedesca per la morte portata con missili dallo spazio; un uomo, un giovane pilota sovietico vide per la prima volta la terra dall’alto come mai essere umano l’aveva vista. Era il 12 aprile 1961 e Yuri Gagarin stretto nella sua navicella spaziale, la Vostok 1, da una altezza di 302 km sopra il globo terrestre fece arrivare la sua voce dicendo “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”.

Il mondo rimase incredulo, gli americani ammutolirono e i comunisti di tutto il mondo scesero in piazza con le bandiere rosse al vento per festeggiare il primato della classe operaia nella conquista delle nuove frontiere della scienza. Gagarin fu l’eroe simbolo della supremazia sovietica nella corsa verso lo spazio e ci vorranno ancora anni agli americani per pareggiare il conto mandando il loro Armstrong sulla Luna. Ma Yuri Gagarin non assisterà all’allunaggio americano perché un incidente aereo nei cieli della sua Russia lo priverà della vita a soli 34 anni.

Oggi a distanza di oltre mezzo secolo da quegli avvenimenti il mondo visto da Gagarin non è più quello, è forse meno blu, la sua amata Unione Sovietica si è dissolta, i confini si allargano e si restringono a seconda delle migrazioni terrestri e il Dio che la propaganda sovietica rese invisibile agli occhi del giovane credente cosmonauta è invocato per portare morte e terrore tra le genti.

(Franco Seccia/com.unica, 12 aprile 2017)

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