La Russia nega la ricostruzione delle organizzazioni umanitarie. Sul fronte opposto Trump che cambia idea su Assad: se l’Onu non interverrà in Siria, lo faremo noi.

Sono saliti a 86 i morti per l’attacco di martedì nella provincia siriana di Idli, in cui sarebbero state utilizzate armi chimiche. Lo ha reso noto l’Osservatorio Siriano per i diritti umani, aggiungendo che tra le vittime ci sono 30 bambini e 20 donne. Uno dei medici che hanno accolto i primi feriti nella zona di Idlib subito dopo l’attacco aveva parlato di 25 minori e 16 donne tra i civili morti per soffocamento, documentati con nome e cognome, nell’attacco compiuto con presunte sostanze chimiche nella Siria centro-settentrionale. Interpellato telefonicamente, il dottor Ahmad Dbays ha detto di aver documentato la morte di 74 persone e che il bilancio era destinato a salire – “forse oltre 100 morti” – a causa della gravità delle condizioni di salute di decine di feriti. “Se le informazioni arrivate sull’attacco in Siria saranno confermate, si tratta del peggiore attacco dal 2013”, ha detto Kim Won-Soo, Alto Rappresentante Onu per il disarmo. Le vittime dell’attacco “sono state esposte ad almeno due agenti chimici” e i loro sintomi “erano compatibili con sostanze neurotossiche come il Sarin”: lo ha affermato Medici senza frontiere (Msf), i cui medici si sono recati nell’ospedale di Idlib dove erano ricoverate le vittime, quello di Bab Al Hawa, circa 100 km a nord dal luogo della strage. Msf precisa di aver fornito ai medici della struttura “antidoti e abiti di protezione” per soccorrere i pazienti in questo tipo di attacchi.

La Russia ha negato la ricostruzione dei fatti presentati all’Onu definendola “fake news” e “rigettato in modo categorico” la bozza di risoluzione in quanto “inaccettabile”. Mosca ha difeso il suo alleato siriano ed è stata criticata dalle altre potenze mondiali al Consiglio di sicurezza di New York. Sul fronte opposto gli Usa: hanno annunciato che, se l’Onu non interverrà in Siria, lo faranno loro (Cnn). Durante una conferenza stampa con il re Abdullah di Giordania, Donald Trump detto che l’attacco con armi chimiche in Siria gli ha fatto cambiare idea sulla guerra civile nel Paese e sul presidente Assad.

Anthony Lake, direttore generale dell’UNICEF, ha fatto sentire la sua voce all’indomani dell’ultimo gravissimo attacco del regime di Assad contro il popolo siriano: “Le immagini di bambini che muoiono e soffocano per le strade di Idlib in Siria a causa di un presunto attacco con armi chimiche è terribile e ci spezza il cuore. Tutti i nostri pensieri e le nostre preghiere sono per le vittime e le loro famiglie”.  “Se confermati, questi attacchi devono spingere a fare di più che dimostrare la nostra indignazione”, è l’invito di Lake: “devono costringere tutti coloro che hanno il potere e la possibilità di porre fine a queste terribili violenze ad intraprendere azioni concrete”.

Lake ha inoltre ricordato che il presunto utilizzo di armi tanto brutali non deve distogliere l’attenzione dalle violenze che si verificano ovunque in Siria, comprese Aleppo, Damasco e Hama, e, aggiunge, “non dovrebbero distrarci dalle sofferenze che ogni giorno si consumano e che coinvolgono oltre 280.000 bambini intrappolati sotto assedio, tagliati fuori dall’assistenza umanitaria”. Ha sottolineato quindi che i bambini continuano a pagare il prezzo più alto di un conflitto violento che non hanno voluto. L’anno scorso è stato l’anno in cui è morto il maggior numero di bambini della Siria da quando il conflitto ha avuto inizio. Circa il 70% dei bambini sotto assedio vivono nell’area Orientale di Ghouta dove non esistono né protezione né accesso ai servizi di base.

(com.unica, 6 aprile 2017)

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