Donald Trump accoglie il presidente cinese Xi Jinping giovedì e venerdì prossimo nella sua residenza in Florida: molti osservatori aspettano l’incontro per capire se il presidente americano, apparso in difficoltà a tradurre in realtà alcune promesse elettorali, saprà ottenere qualcosa dalla Cina. Trump ha twittato anticipando un “incontro difficile” ma dalla Cina invece minimizzano le tensioni. In un’intervista al Financial Times il presidente americano chiede a Pechino di contrastare la Corea del Nord e dice di essere pronto a intervenire anche da solo su Pyongyang.

Il rapporto sull’interscambio con la Cina pubblicato dalla Casa Bianca è in realtà simile a quello di Obama. Trump nei giorni scorsi ha firmato un ordine esecutivo per chiedere uno studio ufficiale sul perché gli Stati Uniti hanno un deficit commerciale con alcuni paesi (quello con la Cina in particolare ammonta a 347 miliardi di dollari nel 2016, il più grande del mondo). “Sul fronte commerciale abbiamo seri problemi con quello che stanno facendo e il vertice in programma con il presidente cinese non può essere certo considerato come una conversazione amichevole tra due vecchi amici”, ha detto oggi il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer. Oggi la US Trade Representative ha pubblicato la relazione 2017 sulle barriere commerciali nazionali in cui viene posto con forza il problema molto serio legato al furto di segreti commerciali, i cui autori hanno finora potuto operare con impunità, grazie al concorso determinante del governo cinese.

Le tensioni commerciali tra i due paesi – lo sottolinea il Washington Post con un editoriale di Graham Allison (studioso di affari internazionali dell’Università di Harvard) – non sono da sottovalutare perché, anche se non sembra, Cina e Stati Uniti sono, se si analizza a fondo la storia, sull’orlo di una guerra. Si consideri che la quota degli Stati Uniti della produzione economica mondiale è scesa dal 22 per cento del 1980 al 16 per cento di oggi, mentre la Cina è cresciuta nello stesso periodo dal 2 per cento al 18 per cento. Gli storici sanno che quando una potenza in ascesa minaccia di spostare un potere dominante, l’allarme deve suonare per segnalare un pericolo incombente. Come Tucidide ha spiegato a proposito della guerra che ha distrutto le due grandi città-stato dell’antica Grecia, furono l’ascesa di Atene e i timori che essa suscitò in Sparta a rendere la guerra ineluttabile. La guerra durò vent’anni e le due grandi potenze dell’antica Grecia ne uscirono entrambe fortemente indebolite. Così come – argomenta sempre Allison – un secolo fa, era l’ascesa della Germania e la paura che ha creato nella Gran Bretagna a fare in modo che l’assassinio di un arciduca provocasse una conflagrazione così devastante e inedita come la prima guerra mondiale. Questo modello, che Allison ha definito “la trappola di Tucidide”, ricorre spesso nella storia. Negli ultimi 500 anni abbiamo assistito 16 volte a una situazione del genere e in 12 di queste si è arrivati alla guerra. 

(com.unica, 3 aprile 2017)

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