Circondato da minatori e dirigenti di alcune imprese di carbone, il presidente americano Donald Trump ieri ha firmato un ordine esecutivo che cancella le riforme su ambiente e cambiamenti climatici volute dal suo predecessore Obama. Via il tetto alle emissioni di CO2, meno controllo da parte dello stato centrale, meno restrizioni per le trivellazioni, maggiori possibilità di sfruttare le miniere. La “nuova era energetica” di Trump punterà molto su carbone, gas e petrolio, con l’obiettivo dichiarato di creare nuovi posti di lavoro e raggiungere l’autosufficienza energetica. Il capo della Casa Bianca, che ha parlato del riscaldamento globale come di un ‘imbroglio’, ha spesso criticato le leggi sul clima come un attacco ai lavoratori americani e all’industria del carbone. ”C’è un pezzo di classe americana che si è lasciata convincere dal mantra della destra, secondo cui le leggi ambientaliste fanno male all’economia e distruggono posti di lavoro” è il commento del corrispondente di Repubblica da New York Federico Rampini.

Anche se non lo dice esplicitamente, son questo ordine esecutivo, di fatto, gli Stati Uniti abbandonano il Trattato di Parigi sul clima, scrive il New York Times. Il più grande gruppo petrolifero americano, la ExxonMobil, ha però scritto alla Casa Bianca chiedendo di rispettare lo stesso quegli accordi. Critiche dall’Unione europea alla decisione di Trump (Guardian), mentre alcuni stati americani promettono battaglie legali.

(com.unica, 29 marzo 2017)

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