Alle 12.30 di oggi l’ambasciatore britannico a Bruxelles consegnerà alla Commissione europea la lettera con cui il premier, Theresa May, attiva l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, dando formalmente avvio all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Cominciano ufficialmente 2 anni di negoziati per cancellarne 44 da membro dell’Unione e ridefinire i rapporti tra Gran Bretagna ed Europa. Inizia un percorso verso un orizzonte sconosciuto, scrive Bloomberg. 

Il prossimo passaggio (domani 30 marzo) prevede la presentazione da parte del governo di Londra della legge che incorpora tutte le direttive europee nella legislazione nazionale, in modo da poterle modificare o abolire. Il giorno seguente, Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, presenterà le linee guida per i negoziati, che saranno condotti da Michel Barnier (Epa). Quindi il 9 aprile un vertice dei 27 Paesi europei darà la prima risposta formale alla richiesta di divorzio di Londra. Le trattative entreranno nel vivo nel proissimo autunno quando si cercherà di risolvere la questione del conto del divorzio (fino a 60 miliardi). È facilmente ipotizzabile che Londra non accetti, con il rischio che si torni al punto di partenza. Nel mezzo due incognite: le elezioni francesi del 23 aprile e quelle tedesche a settembre. È evidente che una eventuale affermazione di Marine Le Pen possa far saltare tutto, compresa la stessa Unione Europea.

Intanto ieri il Parlamento scozzese ha approvato un nuovo referendum per l’indipendenza da Londra, ma il governo britannico ha immediatamente rigettato la proposta. Preoccupazione a Berlino, dove un documento del ministero delle finanze di Schaeuble parla di terremoto finanziario e rischi anche per le imprese tedesche “se il divorzio presentasse lungaggini”.

(com.unica, 29 marzo 2017)

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