I liberali di destra del premier olandese Mark Rutte vincono le elezioni in Olanda. Quando mancano poche sezioni da scrutinare hanno ottenuto il 21,2% dei voti e 33 seggi su 150 nella Camera bassa. Il partito populista Pvv di Geert Wilders è il secondo con il 13,1% e 20 seggi, i democristiani al 12,4%, i liberali progressisti al 12,1%, i verdi al 9%, il partito anti-razzista al 2,1%. Crollano i laburisti, da 38 a 9. Il voto ha avuto un’affluenza record dell’82%.

La maggioranza in parlamento non sarà un gioco facile, scrive Politico, e Rutte ha perso molti voti ma si può comunque proclamare vincitore. I leader europeisti di tutto il continente esultano perché il Pvv non ha vinto. Ma il problema non sembra risolto, nota il Guardian. È vero, gli olandesi si sono mobilitati, per scongiurare la vittoria degli xenofobi nel paese definito spesso “il più tollerante d’Europea”. Hanno scelto la stabilità e riconfermato Rutte per un terzo mandato. Ma hanno punito pesantemente i suoi alleati, i social-democratici del Pvda. Laburisti in salsa troppo liberale, i cui volti sono stati quelli di Frans Timmermanns (ex vice di Juncker) e dell’ultra falco Jeroen Dijsselbloem, ministro delle finanze e presidente dell’ Eurogruppo, quasi sempre allineato ai principi di rigida austerità ispirata dal tedesco Schaeuble. 

(com.unica, 17 marzo 2017)

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