[ACCADDE OGGI]

Sul sarcofago che ne custodisce la salma imbalsamata è scritto “Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l’anima all’umanità” Giuseppe Mazzini. Un Italiano. Morì a Pisa il 10 marzo 1872 poco prima di essere arrestato per l’ennesima volta. I libri di testo scolastico parlano di quest’uomo, un patriota, un politico, un filosofo e un giornalista, come uno dei padri della Patria e come colui che per primo volle l’Italia una e libera. Ma a quale Italia pensava Mazzini e a quale Europa sentiva di appartenere? Il fatto stesso che la morte lo raggiunse mentre era latitante a Pisa quando l’Italia era già unita e Roma ne era diventata la capitale, non lascia dubbio alcuno che la Patria agognata dal grande pensatore e rivoluzionario genovese era un’altra rispetto a quella realizzata dall’astuzia di Cavour sotto la casa reale piemontese-sarda con la complicità delle grandi potenze europee, in primis delle monarchie di Francia e di Inghilterra.

Mazzini credeva che la vera libertà di un popolo consisteva nello scegliersi l’istituzione e il governo e perciò era un repubblicano, ma anche un chiaro e lucido precursore delle vie alternative al liberalismo e al materialismo, un sincero credente nella uguaglianza sociale da ogni forma di autoritarismo e di dipendenza sociale. “La Patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo” scriveva nelle lettere ai Giovani d’Italia.

Mazzini fu un credente ma mai un papista, e più che laico, termine oggi di gran moda, considerava la fede quale l’assoluta necessità del popolo italiano nella continuazione di un sacro percorso di quella religione civile che da Roma antica, passando per il cristianesimo avrebbe dato una rinnovata grandezza all’augusto spirito romano. Per questa visione religiosa di una nazione forte nella fede dei valori divini Bakunin definirà Mazzini “l’ultimo gran prete dell’idealismo religioso e metafisico”. Ma Carducci e Berto Ricci sposeranno le idee mazziniane.

Berto Ricci, il “fascista eretico” amico di Montanelli e mazziniano per convinzione scriverà sull’Universale: “Senza Giuseppe Mazzini l’unità sarebbe rimasta una fantasia di cervelli ambiziosi, un sognare di filosofi contro la storia… Mazzini il capo del Risorgimento e il fondatore della patria, incomparabilmente maggiore d’ogni statista, patteggiatore o stratega di provvide alleanze… in tempi d’abiezione nazionale, quando questo popolo era davvero l’ultimo dei popoli, quando in un’Europa già sveglia e intraprendente tutta la nostra industria era qualche filanda di Lombardia, e sarebbe stato assurdità il solo pensare che questa colonia potesse dedurre colonie e le plebi meridionali campavano e crepavano nella più spaventosa miseria, nella pretesca ferocia, nel cattolicismo feudale caro a certi letterati d’oggi che vivon di rimembranze, egli già vedeva l’Italia educatrice marziale de’ suoi giovani, arbitra del suo mare, prima nell’opere di pace, tutrice ed amica d’una federazione di balcanici e danubiani, splendida di autorità morale sulle nazioni. Egli ebbe ragione quando tutto sembrò dargli torto, quando le vicende nazionali e più ancora l’irriconoscenza degli uomini parvero umiliare la sua anima grande, e invece ne trassero più luce. C’insegnò l’amore all’Italia popolare, senza la quale nessuna realtà politica può dirsi stabile in questo Paese: quell’Italia a cui noi ci sentiamo legati di sangue e che vediamo bella, maestra di vivere e di parlare, nonostante le ironie degli scrittorini alitanti sotto cappe di vetro, nonostante il folclore bugiardo di chi falsamente l’ama.”

Berto Ricci cadde in Libia dove partì volontario di guerra “Se resto a casa sono un uomo inutile: non son più buono a scrivere un rigo o a dire una parola” e gli sarà risparmiata lo strazio di vedere il letto di morte di Giuseppe Mazzini distrutto dall’inumano bombardamento americano di Pisa del 1943.

(Franco Seccia/comunica, 10 marzo 2017)

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