[ACCADDE OGGI]

Una donna con gli attributi nel periodo in cui nemmeno si immaginavano le pari opportunità e men che meno le quote di genere: è Matilde Serao nata il 7 marzo 1856, giornalista, scrittrice e in assoluto la prima donna a ricoprire l’incarico di direttore di un giornale quotidiano. Era napoletana Donna Matilde, così come con riverenza l’appellavano amici e conoscenti, e considerava un caso fortuito l’essere nata in Grecia, a Patrasso, da padre napoletano esule e da madre nobile decaduta originaria di Trebisonda. Ereditò dal padre, avvocato e giornalista, la passione per il giornalismo, anzi della cronista, giacché “dal primo giorno, io non ho mai voluto né saputo essere altro che una fedele e umile cronista della mia memoria”.

Certo erano i tempi in cui la notizia bisognava andarsela a cercare e non c’era spazio per le tesi precostituite prive dell’elemento fattuale, la fantasia era si ammessa ma solo per rendere i fatti più allettanti e digeribili al lettore. E donna Matilde aveva una gran cura del lettore, ne conosceva i gusti e gli anticipava i desideri. Era una Donna non bellissima ma piena di fascino mediterraneo che catturava anche coloro che a prima acchitto vedevano in lei unicamente l’intrigante ma brava scrittrice che inseguiva i salotti per raccontare i pettegolezzi.

Successe anche a Edoardo Scarfoglio che dopo averla pesantemente criticata per alcuni suoi scritti con parole forti come macigno… “si può dire che essa sia come una materia inorganica, come una minestra fatta di tutti gli avanzi di un banchetto copioso, nella quale certi pigmenti troppo forti tentano invano di saporire la scipitaggine dell’insieme”., dovette ricredersi e prendere atto del fatto che la Serao era così e che la sua scrittura anche se di “quel linguaggio incerto e di quello stile rotto infonde calore e non solo vivifica i corpi ma li preserva da ogni corruzione del tempo”. Alla fine i due si sposarono e  Scarfoglio scriverà ad un amico “ questa donna tanto brutta nella vita comune e tanto bella nei momenti dell’amore mi piace, mi piace, mi piace”. Dal matrimonio nacque un’intesa non solo affettiva ma anche e principalmente societaria con il primario interesse verso la carta stampata.

A Roma diedero vita al “Corriere di Roma” che però avrà vita breve non riuscendo a superare il concorrente quotidiano “La Tribuna”. Chiusa la rotativa del “Corriere di Roma” con un cumulo di debiti i due tornarono a Napoli e con i soldi di un mecenate ripianarono  i debiti lasciati a Roma e fondarono “Il Mattino”. Poi il loro rapporto affettivo si ruppe e Donna Matilde si trovò a spasso e con una figlia da adottare che gli veniva dalla relazione dello Scarfoglio con una donna che per suo amore si suicidò. Per la cronaca va anche detto che “Il Mattino” non diede notizia di questo fatto che scosse i circoli e i salotti napoletani. Donna Matilde non si arrese, l’amore per il giornalismo era più forte delle avversità affettive. Fondò un altro quotidiano, “Il Giorno”, che diresse superbamente dando del filo da torcere al concorrente “Il Mattino”.

Fin qui la sua passione per i giornali ma Matilde Serao è stata anche una scrittrice di racconti e romanzi che incontrarono il plauso, tra gli altri, di Carducci e di D’Annunzio. Mantenne con la sua Napoli un rapporto di amore e di rabbia fatto di denunzia degli atavici mali della sua città. Sfiorò il premio Nobel che già a quell’epoca subiva le decisioni della politica se è vero che il fascismo spinse perché l’ambito premio fosse assegnato alla Deledda e non a Donna Matilde che dal suo rifugio pescarese scriverà “Qui è una pace profonda, un grande silenzio che solo la voce del mare interrompe. A trenta passi di qui, in una bizzarra casa, tutta segreti e finestroni bislunghi e porte rotonde, fra un’aquila, tra cani, cinque serpenti, Ciccillo Michetti (si riferisce al grande pittore Francesco Paolo Michetti) dipinge e Costantino Barbella fa le statue. A un’ora di distanza, vi sono Donna Maria e Gabriele D’Annunzio: la poesia. Verrà Ciccillo Tosti (è Francesco Paolo Tosti il grande compositore di romanze), in settembre e la colonia artistica che lavora, contempla il mare, s’immerge nella freschezza delle notti meridionali sarà completa.”

Donna Matilde morirà al tavolo di lavoro di direttore di giornale “questo è il mio mestiere, questo è il mio destino scrivere fino alla morte”. Una marea di popolo, quel popolo da lei amato e bastonato, accorse al suo funerale per rendere l’estremo omaggio a una grande donna, una grande scrittrice, una straordinaria giornalista.

(Franco Seccia/com.unica, 7 marzo 2017)

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