Con l’avvio di Brexit la premier britannica Theresa May ha intenzione di abolire la libera circolazione per i migranti dell’Ue: lo scrive il quotidiano Telegraph. Secondo l’articolo, i cittadini comunitari potranno essere soggetti a visto e vedere limitato l’accesso al welfare mentre a quelli già presenti nel Paese verranno garantiti tutti i diritti finché l’Ue li garantirà ai cittadini britannici.

Secondo alcune fonti governative Theresa May avrebbe scelto la data, la metà di marzo, per invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, cioè il via ai negoziati sul “divorzio” di Londra da Bruxelles, destinati a durare due anni. Le stesse fonti precisano che quella data sarà la scadenza della “libertà di movimento”, uno dei principi fondamentali della Ue: da quel momento nessun europeo potrà più venire a cercare lavoro in questo paese. Prima che May invochi l’articolo 50 si dovrà però attendere il voto della camera dei Lord, che a differenza di quello dei Comuni potrebbe imporre delle condizioni alla Brexit, come ad esempio – sottolinea oggi Repubblica – il diritto dei 3 milioni di residenti europei di rimanere qui e un voto del parlamento sull’accordo finale con la Ue. Ma intanto la realtà delle conseguenze di questo storico divorzio, con tutti i suoi problemi, inizia a profilarsi, suscitando generali apprensioni. Nel dibattito è intervenuto ieri anche l’ex premier John Major, che nel suo primo intervento pubblico dopo il referendum attacca May e afferma che Brexit è un “errore storico”.

Con l’avvio dell’iter per la Brexit la Scozia potrebbe indire un nuovo referendum sull’indipendenza. La premier May ha la possibilità di negare il referendum, ma una decisione di questo tipo rischia di provocare una vera e propria crisi costituzionale e anche lo sfaldamento di fatto del Regno Unito. 

(com.unica, 28 febbraio 2017)

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