[ACCADDE OGGI]

Il 26 febbraio 1266, nella battaglia di Benevento, il giovane Manfredi Hohenstaufen di Svezia, figlio di Federico II e ultimo re di Sicilia viene sconfitto e perde la vita. Fu una tremenda battaglia contro le truppe del francesi invasori di Carlo d’Angiò e fu anche questa, purtroppo, una storia di tradimenti che vide nobili e feudatari napoletani e siciliani passare al nemico d’oltralpe con benedizione e laute ricompense papali.

Inizia così  la dominazione francese di Napoli, dell’Italia meridionale e della Sicilia, ma soprattutto si avvia in tutt’Italia una feroce repressione nei confronti dei ghibellini che farà scrivere versi lapidari al sommo poeta. Manfredi,  figlio prediletto di Federico non stupì il mondo come il padre ma fu anch’egli amante delle lettere e degli studi scientifici, ma soprattutto amò la terra dove era nato, la  Puglia e scelse di vivere nel castello federiciano di Lagopesole. Il suo nome si legherà alla città di Manfredonia che volle costruita sui resti dell’antica Siponte a testimonianza di un futuro mediterraneo per l’antica terra di Apulia.

Con la sua tragica fine cui farà seguito l’ancor più tragica vicenda del nipote Corradino, Napoli subirà la tracotanza del dominio angioino che fra tanti guasti farà nascere termini nuovi non propriamente edificanti. È il caso del termine che si lega a quelle povere donne affamate che correvano sotto il fossato del Maschio Angioino per recuperare i resti dei lauti banchetti dei regnanti francesi i quali si divertivano, dopo ogni abbuffata, a  lanciare dagli spalti “les entrailles” ( i resti, le viscere, le interiori).  Quando questi avanzi tardavano ad arrivare venivano invocati da queste affamate popolane al grido di uno storpiato francesismo “Zendraglie! Zendraglie!”.

(Franco Seccia/com.unica 26 febbraio 2017)

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