[ACCADDE OGGI]

Quante cose sono accadute in sessant’anni, compreso il crollo dei regimi comunisti europei. Nikita Krusciov, nuovo capo indiscusso del Cremlino, il 25 febbraio 1956, appena tre anni dopo la morte di Joseph Stalin, nel pieno dello svolgimento del XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica lesse ai delegati una relazione riservata con la quale si denunciavano i crimini commessi dal suo predecessore Stalin, e aggiunse: “Voleva trasformarsi in un superuomo dotato di caratteristiche sovrannaturali, simili a quelle di un dio“… “aveva abbandonato i metodi della lotta ideologica per sostituirli con quelli della violenza amministrativa”.

La notizia di quella relazione letta da Krusciov, ancorché riservata ai soli delegati del congresso, fece il giro del mondo. I giornali del mondo occidentale, in prima linea quelli americani, enfatizzarono l’accaduto mentre nel mondo d’oltre cortina ci si interrogava sul reale significato di quelle parole e sulla concreta possibilità di una svolta. I primi a crederci furono gli ungheresi che pagarono col sangue la malriposta speranza del cambiamento.

In Italia, nell’ex Partito Comunista l’imbarazzo fu fortissimo. Togliatti fu l’unico membro della delegazione comunista italiana a leggere il rapporto riservato di Krusciov e tornato a Roma si rifiutò di commentarlo e di dare delucidazioni ai compagni dirigenti che con forza le richiedevano. Rossana Rossanda scriverà che i comunisti dirigenti non potevano non sapere; già, così come non poteva non sapere il popolo tedesco che al contrario dei comunisti italiani pagò duramente la sua “ignoranza”. Non di rado fu possibile assistere a scene in cui sinceri comunisti delle sezioni periferiche con le lacrime agli occhi si arrampicarono  ai muri delle stanze delle loro sedi per rimuovere i poster della prima pagina dell’Unità sulla morte di Stalin, con la grande foto del dittatore sovietico e l’occhiello  che diceva: “Gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell’umanità”.

Il resto della storia è noto. Krusciov non fu l’artefice di un reale cambiamento nel comunismo sovietico e sarà sopraffatto dai suoi compagni di partito per finire i suoi giorni su di una panchina da semplice pensionato. I comunisti in occidente anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica si inventeranno la “destalinizzazione” quale materia di approfondimento politico-culturale. Rimarrà la tragica realtà ancora non completamente svelata di uno dei più grandi crimini contro l’umanità commesso in nome di un sogno di libertà e di progresso a cui milioni di uomini avevano creduto.

(Franco Seccia/com.unica, 25 febbraio 2017)

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