[ACCADDE OGGI]

Un “lunedì nero” è un termine che giornalisticamente, specialmente di questi tempi, si usa per descrivere il cattivo avvio settimanale delle borse. Quel lunedì di un quarto di secolo fa, era il 17 febbraio del 1992, invece, con l’arresto di Mario Chiesa presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, si avviò uno dei periodi più brutti della storia italiana che determinò la morte della prima repubblica e la fine dei maggiori partiti di governo. Per la cronaca Mario Chiesa, esponente del PSI milanese, fu colto in flagranza mentre incassava una mazzetta di 7 milioni di lire pari ad una rata del 10% di 140 milioni da pagare a un’impresa appaltata per le pulizie del Pio Albergo Trivulzio ente pubblico gestore di case di cura e ospedali per anziani. Chi pagava per accaparrarsi quell’appalto, lo stesso che denunziò il presidente dell’ospizio milanese era un piccolo imprenditore lombardo tale Luca Magni.

Chi fece scattare la trappola e le manette ai polsi di Mario Chiesa fu Antonio Di Pietro, giovane sostituto procuratore della Repubblica di Milano con un passato di commissario nella Polizia di Stato. Lo stesso Di Pietro aveva sostenuto poco tempo prima di quei fatti che pagare la “mazzetta” era una consuetudine talmente radicata da potersi definire “dazione ambientale” e che per sborsarla non si aspettava più nemmeno che fosse richiesta in quanto ogni imprenditore sapeva e perciò di adeguava al fine di ottenere il proprio profitto. La Procura milanese nonostante la consapevolezza di un sistema diffuso e radicato a cui è difficile assegnare una data di inizio, decise che era ora di cambiare e dare l’avvio a quell’operazione che passerà alla storia come “mani pulite”.

Fu così che sull’onda di un facile consenso di popolo a cui non sembrava vero di vedere in manette i potenti di turno, si avviò un’autentica rivoluzione politica-giudiziaria che cancellò un’intera classe politica, decretò la fine di antichi e influenti partiti, causò diverse morti per suicidio, diede la stura ad un sistema di indagini giudiziarie che si avvalse della delazione e delle ammissioni di colpevolezza al solo sentire un tintinnio di manette. Fu il crollo non determinato dalle urne dei quarant’anni della cosiddetta I Repubblica che portò nella stanza dei bottoni partiti e personaggi che mai l’avrebbero sognato. Il più colpito sarà l’allora segretario del PSI Bettino Craxi che alla notizia dell’arresto di Mario Chiesa disse che si trattava di un “mariuolo” isolato, ma che poi dinanzi al Parlamento sfidò tutti in un silenzio gelido asserendo che tutti sapevano e che “non lo vedeva, chi non lo voleva vedere“.

Passato un quarto di secolo “mani pulite” e il pool creato dalla Procura milanese non ci sono più ma continuano le notizie sugli arresti per concussione e corruzione nonostante la II Repubblica. Mario Chiesa scontata la lieve pena grazie alla sua collaborazione alle indagini, tornerà alla politica con movimenti di ispirazione cattolica ma non perderà il gusto del pizzo tanto da essere nuovamente arrestato per tangenti fatte percepire in cambio di appalti alla regione lombarda. Il suo accusatore Luca Magni tenterà la carriera politica nell’ex MSI e poi in Alleanza Nazionale. Antonio Di Pietro si dimetterà dalla magistratura per essere eletto senatore nella rossa Toscana candidato nelle liste dell’ex PCI per poi fondare un suo partito. Bettino Craxi morirà in esilio o latitante, a seconda dei punti di vista, guardando la nuova Italia dall’altra sponda del Mediterraneo. 

(Franco Seccia/com.unica, 17 febbraio 2017) 

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