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Un biglietto inviato alla figlia del suo carceriere prima di essere decapitato, una ragazza cieca di cui era follemente innamorato e a cui aveva miracolosamente ridato la vista. Un biglietto d’amore che si concludeva con la firma “dal tuo Valentino per sempre”.

Come potevano farsi sfuggire l’occasione gli anglosassoni di inventarsi “le valentine”, ovvero i messaggi d’amore tramutati  in un buon business nel giorno della ricorrenza della morte, il 14 febbraio 273 d.C. ,di questo martire cristiano, Valentino da Terni, uno dei più giovani vescovi della Chiesa morto per decapitazione alla veneranda età di quasi cent’anni. Certo è difficile credere che un uomo anche se santo possa invaghirsi di una giovane fanciulla, ma la leggenda è leggenda ed è particolarmente appetibile quando serve a creare affari.

Anche la Chiesa utilizzò la leggenda del vescovo ternano che nel tempo si arricchiva di altri particolari; qualcuno casalingo come il miracolo di aver dato morte dopo di averlo battezzato e sposato al legionario Sabino che non voleva separarsi dalla sua amata e morente Serapia, qualche altro proveniente da oltreoceano come il racconto del fiore offerto a due fidanzati litigiosi che si riappacificheranno per restare per sempre uniti. Serviva a Papa Gelasio, nel 495 d.C., l’occasione per tramutare l’antica festa pagana della Lupercalia in una festa cristiana.

Anche le lupercalie cadevano in quel periodo dell’anno a metà del mese di febbraio e in un qualche modo si riferivano all’amore omaggiando la  dea Giunone protettrice del matrimonio e nemica della sterilità. Durante le lupercalie giovani belli e robusti correvano nudi intorno al colle Palatino per invocare alla dea il seme della fertilità. Era anche quello il modo per desiderare l’amore quando ancora non c’erano i biglietti nelle confezioni dei cioccolatini e San Valentino aveva ben altro per la testa, quella testa che offri per amore del suo Cristo.

(Franco Seccia/com.unica, 14 febbraio 2017)

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