[ACCADDE OGGI]

Nel 1912, esattamente il 12 febbraio, quando aveva solo 6 anni, Aisin Gioro Pu Yi, più noto come Pu  Yi,  ultimo imperatore della secolare  dinastia cinese dei Manciù, accettò di proclamare la Repubblica sulla spinta dei moti rivoluzionari scatenati da Sun Yat-sen il capofila dei politici rivoluzionari cinesi sostenitori della democrazia. In conseguenza di  ciò  sarà consentito al ragazzo imperatore di conservare il titolo di imperatore – imperatore dei repubblicani, incredibile! – e di continuare ad abitare nella “città proibita”,  quella reggia-città  dorata che esercitava un fascino misto a stupore anche in coloro, i tantissimi, che ne avevano solo sentito parlare,  proibita com’era ai comuni mortali. 

Ma il destino del ragazzo del dragone era legato a filo doppio con quel trono cui la discendenza lo legava e perciò tornò ad essere imperatore senza repubblica prima con la restaurazione dei sostenitori dell’impero e poi con la protezione dei giapponesi quando la Cina fu invasa. La sua storia è e resta unica nel panorama mondiale delle teste coronate e ispirerà capolavori assoluti anche a cinema con la maestria di Bernardo Bertolucci.

Quando a soli 61 anni morirà colpito da un male irreversibile, vestirà i panni di un comune cittadino cinese, uguale nell’abbigliamento ai milioni di suoi connazionali e come gli altri un lavoratore e anche giardiniere di un parco pubblico.

Gli sopravviverà a dispetto dei lavaggi mentali subiti nei campi di rieducazione  di Mao, un suo scritto “Sono stato imperatore”. Pu Yi, l’imperatore che proclamò la repubblica, visse e morì in una repubblica con i ricordi di quando era imperatore.

(Franco Seccia, com.unica, 12 febbraio 2017)

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