[ACCADDE OGGI]

Tu mi amavi io ti amavo E vivevamo noi due insieme tu che mi amavi io che ti amavo Ma la vita separa chi si ama piano piano senza far rumore e il mare cancella sulla sabbia i passi degli amanti divisi…Le foglie morte”.

Jacques Prévert, tra i più grandi poeta di Francia, nacque il 4 febbraio del 1900 agli inizi di un secolo che avrebbe portato grandi stravolgimenti sociali e i drammi di due guerre. Prévert fu certo il poeta dell’amore, il tema che sempre compare nelle sue opere, ma soprattutto fu il cantore dell’anticonformismo, la voce contro i potenti, il rivoltoso verso uno stato oppressore, il fustigatore della giustizia ingiusta. Anche per questo le sue poesie si prestavano a diventare canzoni che facilmente arrivavano al cuore della gente e che fecero la fortuna di grandi interpreti come Yves Montan, Catherine Sauvage, Juliette Gréco.

Prévert e la sua Parigi, luogo surreale, dove tutto parlava d’amore,  un amore libero da pregiudizi, l’amore per il bello dove l’arte è poesia, dove le parole “Paroles” sono inni alla vita. Una Parigi che oggi non esiste più ma è pur sempre meta ambita da milioni di turisti che a Montmartre   e a  Saint Germain-des-Prés cercano quelle atmosfere che solo Prévert seppe tradurre per il mondo: nella letteratura, nel teatro, nel cinema. Ribelle ad ogni tipo di classificazione politica,  dal rifiuto a firmare un elogio a Stalin nel suo viaggio a Mosca per il teatro operaio, ai compagni dei brutti tempi, dormite e sognate, io me ne vado…” dopo le cocenti delusioni del governo socialista di Léon Blum.

Rimarrà il ribelle romantico fino alla fine con la sua gitane incollata al labbro destro della bocca. “Le foglie morte cadono a mucchi come i ricordi, e i rimpianti e il vento del nord porta via tutto nella più fredda notte che dimentica…”. Ma,  “ma non prendete il  lutto che v’incupisce gli occhi e inoltre v’imbruttisce, le faccende di morti non son mica belle riprendete le tinte le tinte della vita allora gli animali e gli alberi e le piante si mettono a cantare cantano a squarciagola il vero canto vivo”.

(Franco Seccia/com.unica, 4 febbraio 2017)

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