[ACCADDE OGGI]

Perché lo ha fatto?” E la risposta era sempre la stessa: una domanda a chi incredulo lo interpellava sulle ragioni delle sue azioni in difesa di migliaia di sventurati destinati alla morte” Lei, cosa avrebbe fatto al mio posto, vedendo gente inerme uccisa senza un motivo?”. Ecco cosa avrebbero fatto i tanti che pur sapendo e vedendo si girarono dall’altra parte facendo finta di niente.

Giorgio Perlasca, Giusto tra le Nazioni, l’italiano di Como nato il 31 gennaio del 1910, continuò per quasi cinquant’anni a vedere un paese, il suo paese, che si girava dall’altra parte perché la sua storia era imbarazzante a raccontarsi: un volontario in Spagna tra le truppe franchiste, un fervente fascista che anche se arrabbiato per l’alleanza con la Germania e per le leggi razziali non diventò mai un antifascista, che a rischio della sua vita si prodigò oltre ogni umana possibilità per salvare la vita di cinquantaduemila ebrei ungheresi di ogni ceto, di ogni età e di ogni sesso.

Fu solo nel 1991 che la storia di Giorgio Perlasca fu raccontata in un libro “La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca” di Enrico Deaglio, il noto giornalista di sinistra. Il titolo del libro di Deaglio ribaltò il titolo “La banalità del male”, il libro resoconto sul processo ad Eichmann in cui l’autrice, la giornalista e filosofa tedesca di origini ebraiche Hannah Arendt sostiene che persone spesso banali si trasformano in autentici agenti del male. Era chiaro l’intento di Deaglio di sostenere che anche fare il bene non ha necessità di radici e che anche persone spesso banali possono trasformarsi in autentici angeli del bene.

Giorgio Perlasca non parlò mai, nemmeno in famiglia, delle vicende che in quei tragici 45 giorni a Budapest lo videro da semplice commerciante di bestiame trasformarsi in diplomatico spagnolo attivo in difesa degli ebrei braccati. Egli continuò a pensare di aver agito come ogni altro avrebbe fatto al suo posto e non chiese riconoscimenti convinto che a nessuno interessava sapere quanto era successo. Invece la cosa interessava e molto a quelle donne che oltre la cortina di ferro dovettero aspettare la caduta del muro di Berlino per realizzare il desiderio di incontrare il loro salvatore il console Jorge Perlasca.

La storia di questo umile uomo giusto arriverà finalmente nelle case degli italiani quando la Rai nel 2002, dopo un travagliato lavoro che per volere di Giorgio Perlasca non consentì allo sceneggiatore di parlare male della Spagna del generale Franco o di inventare storie private e romanzate, realizzò il film “Giorgio Perlasca” che totalizzò 13 milioni di spettatori alla seconda puntata, con uno share di oltre il 43%. Ma a Perlasca che lasciò questa terra nel 1992, tutto questo non lo avrebbe interessato; portò sempre con umiltà il ricordo di quelle tragiche vicende così come portò con se l’immagine viva di quell’italiano incontrato a Budapest che lo accusava di essere traditore e amico degli ebrei; era quello stesso italiano che incontrò qualche tempo dopo a Venezia e che era diventato su nomina del CLN direttore dell’alimentazione della provincia di Venezia.

Più che i riconoscimenti postumi, molto postumi in Italia (non così in Israele e in Ungheria) Perlasca tenne con se la lettera che “La commissione della casa al 35 Szent Istvan Park”, una casa di Budapest sotto protezione del finto console spagnolo Giorgio Perlasca, gli inviò poco prima della sua partenza ”…Non dimenticheremo mai che tante volte avete incoraggiato i disperati, avete agito nell’esclusivo nostro interesse, con la più grande saggezza, il più grande coraggio quando la nostra situazione era disperata e sappiamo quante volte avete rischiato sicurezza e vita per salvarci dalle mani degli assassini. Mai il vostro nome mancherà nelle nostre preghiere e pregheremo Dio affinché vi benedica, perché solo LUI vi può ricompensare. Vogliate, vi preghiamo, conservare il nostro ricordo con quell’affetto che noi racchiudiamo il vostro nome nei nostri cuori.”

Certamente Iddio avrà ricompensato quest’Uomo Giusto chiamandolo a se lontano dalle sciagure di questo mondo.

(Franco Seccia/com.unica, 31 gennaio 2017)

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