I procuratori generali di 16 Stati americani hanno emesso una dichiarazione congiunta in cui definiscono “incostituzionale” il respingimento dei migranti da sette Paesi musulmani stabilito da Donald Trump. Gli attorney general sostengono che la libertà religiosa è un principio fondamentale del Paese, auspicando che l’ordine esecutivo sia ritirato e impegnandosi nel frattempo a garantire che il minor numero possibile di persone soffrano per questa situazione. Gli Stati cui appartengono i firmatari sono, oltre a Washington, California, New York, Pennsylvania, Massachusetts, Hawaii, Virginia, Oregon, Connecticut, Vermont, Illinois, New Mexico, Iowa, Maine e Maryland. Ieri contro la decisione della Casa Bianca decine di migliaia di persone hanno manifestato in trenta città americane. E anche diversi esponenti del partito repubblicano hanno criticato la scelta del presidente Usa.

La protesta contro il bando dell’immigrazione è arrivata ieri fino alla Casa Bianca: migliaia di persone si sono radunate infatti davanti alla residenza del presidente per partecipare ad una manifestazione intitolata ‘No Muslim ban’ (no al bando per i musulmani) e promossa sulle reti sociali con il motto “Non staremo in silenzio. Combattiamo”. La folla grida ed esibisce slogan contro il provvedimento di Donald Trump. Una folla enorme si è riunita anche Battery Park, la punta sud di Manhattan sulla baia di New York, di fronte alla Statua della libertà. Folla coloratissima e multietnica, con tantissimi bambini. Gli slogan più gettonati sono ‘No Ban No Wall’, ‘Dump Trump’, ‘We are all american’. Sul palco si alternano gli attivisti. Molti gli immigrati. Peter, 25 anni, di origini irlandesi, dice: “Tutti i miei amici sono musulmani”. Joan, 32 anni, ricorda che sua madre è musulmana e suo padre ebreo: “Questa è l’America”.

Dopo la presa di posizione di Francois Hollande, Angela Merkel ha detto che la lotta al terrorismo non giustifica misure come quelle di Trump. Il premier italiano Paolo Gentiloni ha scritto in un tweet che la società aperta è uno dei pilastri dell’Europa. Anche il governo inglese ha attaccato il bando (Bbc). E secondo il ministro degli Esteri iraniano, il divieto è un “regalo per gli estremisti”. Parole di condanna arrivano anche dai quartier generali delle maggiori compagnie di Silicon Valley: ieri i vertici di Google, Facebook, Netflix, Airbnb e altre aziende digitali si sono espressi quasi all’unisono contro il blocco all’immigrazione.

Trump non sembra tornare sui propri passi (Washington Post). “Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, ADESSO. Guardate cosa accade in Europa”, ha scritto in un tweet. E poi ha spiegato che il divieto non ha a che fare con la religione e che tra 90 giorni tornerà a rilasciare i visti. Intanto, il decreto sarà depotenziato e non includerà i possessori della green card (Nyt).

Intanto non si può dire che sia stata un successo il primo intervento sul fronte militare. Quattordici presunti membri di Al Qaeda sono stati uccisi nei raid aerei americani in Yemen, nel primo attacco militare autorizzato da Trump. Ma è anche vero che sono rimasti uccisi anche 20 civili (Al Jazeera), e un soldato statunitense è morto (Abc).

(com.unica, 30 gennaio 2017)   

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